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sabato 26 giugno 2010
San Paolo, nuovo prato e nuovi seggiolini
L'articolo è doppiamente interessante perchè con una abbondante ""protogallery"" mostra l'andamento dei lavori del prato, ma anche, udite udite, dei seggiolini!
Lettura e foto consigliatissime! I lavori dovrebbero terminare per l'inizio di agosto.
venerdì 25 giugno 2010
Diario mondiale - Quarta puntata...arroganza mondiale
Il pianto di Fabio, l'unico forse a salvare l'onore azzurro Italia, che ha commosso tutti i tifosi più autenticamente azzurri (intesi come azzurro Italia) e naturalmente tutti i napoletani, simboleggia una delle sconfitte più atroci e dure della storia del calcio italiano.
Sconfitta atroce e dura perchè frutto non solo di una serie di debolezze tecniche, ma prima di tutto per quella arroganza che rende ciechi e con la quale si rifiuta di vedere persino l'evidenza.
I "non so...non me lo aspettavo..." sparpagliati qua e là nell'autoaccusa di Marcello Lippi sono proprio il segno di una sicurezza divenuta man mano sicumera e poi vera e propria arroganza.
Il guaio è che Lippi, per sua stessa ed esplicita ammissione, voleva "rigiocare il cacio vinto" (volendo usare le parole dello splendido proverbio toscano tirato fuori da Paolo Rossi) per rivivere le emozioni di una avventura per sua natura irripetibile come quella di Germania 2006.
Un'idea presuntuosa già in partenza...per carità: sfidare i limiti è l'essenza dello sport, ma ogni sfida, anche quando viene ripetuta, va giocata come fosse sempre la prima volta e quindi con l'umiltà con cui, tanto per dire, la stessa Italia ha trionfato nell'82 o nel 2006.
Quando sentivo, alla vigilia della sfida decisiva con la Slovacchia, più "puzza" di Messico 86 che "profumo" di Spagna 82, avevo in mente proprio le lunghe interviste premondiali di Lippi, oltre che, naturalmente, la fragilità tattica e morale evidente di questa squadra. E mi irritavo sempre di più per i continui riferimenti all'avventura spagnola, dove, per inteso, nessuno, nemmeno gli stessi protagonisti di quella impresa, immaginavano quello che sarebbe potuto succedere!
Del resto di arroganza è piena la storia dei mondiali, e spesso l'Italia ha beneficiato dell'arroganza altrui e trionfato, come nell'82 in Spagna, davanti ad un Brasile innamorato della propria forza, o come nel lontanissimo 1938, quando, sempre col Brasile, in semifinale, l'Italia battè i sudamericani (all'epoca non ancora verde-oro) che decisero di risparmiare il loro fortissimo centravanti Leonidas per la finale che erano certi di giocare tanto che avevano già prenotato il viaggio per Parigi.
E si potrebbe continuare, sempre col Brasile, esperto in arroganza, a cui nel 1950, in casa, sarebbe bastato un pareggio con l'Uruguay nella partita finale del torneo (in quel mondiale non si giocò una vera finale ma un girone a 4 squadre di cui la partita con l'Uruguay rappresentava l'ultimo incontro). Il Brasile passò anche in vantaggio e l'allora nuovissimo Maracanà era ormai certo della vittoria, ma l'Uruguay distrusse un sogno e un paese, segnando due gol negli ultimi minuti e vincendo il mondiale!
E vogliamo parlare degli inglesi? Si consideravano campioni del mondo a prescindere, per aver inventato il gioco del calcio, e fino a dopo la seconda guerra mondiale a stento si "degnavano" di abbassarsi a giocare qualche amichevole con squadre che consideravano degne di sfidarli. Finalmente nel 1950 disputarono per la prima volta un mondiale e, dall'alto della loro arroganza, si beccarono una sconfitta contro gli statunitensi che compete, per clamore, con la storica sconfitta azzurra contro la Corea del Nord, ai mondiali inglesi del 1966.
Anche quella sconfitta azzurra fu figlia dell'arroganza: gli "undici Ridolini", come furono ribattezzati dagli osservatori azzurri per la loro frenetica velocità, invece di preoccuparci (considerando che venivamo da circa 30 anni di batoste internazionali in mondiali ed europei), ci fece ridere...poi a ridere furono i "Ridolini" coreani, che, superato il turno, misero alle corde anche il Portogallo del mitico Eusebio.
Mi fermo qui...potrei fare molti altri esempi solo ripercorrendo la storia dei Mondiali...potrei parlare di quel Roma-Lecce, incubo di tutti i tifosi giallorossi...Insomma: la storia del calcio, e dello sport in generale, è piena di sconfitte clamorose maturate per arroganza e superficialità.
Il terrore di cui ha parlato Lippi è la conseguenza psicologica di una preparazione mentale all'impegno sportivo basata sull'arroganza: sei convinto di farcela, incontri degli ostacoli che non ti aspetti, ti blocchi, perchè non sai come venirne fuori.
Una cosa è credere in se stessi, avere autostima sportiva, altro conto è sottovalutare gli avversari, anche quelli sulla carta più deboli...e la Slovacchia, io l'ho vista contro Nuova Zelanda e Paraguay, è una squadra di una modestia imbarazzante....ma noi...per carità...figurati se i campioni del mondo non si qualificano!
Quando nella tua testa ti immagini un impegno sportivo in un certo modo e la tensione ti attanaglia, ti paralizza, i muscoli non rispondono, il cervello non gira, la sconfitta diventa inevitabile...e poi, guarda caso, la palla non entra, la sfortuna si accanisce e così via.
Ma l'Italia non ha mostrato un'unghia di quell'audacia che attira la fortuna e la sfiga, sempre, ci vede benissimo, anche e soprattutto quando si scende in campo con l'arroganza.
E quando vedi un Giappone dove tutti si aiutano, corrono, mordono, ma nel contempo trattano la palla in modo vellutato, mettono in porta, con due giocatori diversi, due punizioni da lontano una più bella dell'altra (sintomo che il terribile "Jabulani" se lo sono studiato per bene!) allora capisci che significa costruire una squadra e lavorare ossessivamente su ogni dettaglio fisico, tecnico e tattico.
Magari non vinceranno il mondiale, ma certamente i nipponici si sono laureati ieri campioni del mondo di umiltà, nel giorno in cui i campioni del mondo di calcio si laureavano campioni del mondo di arroganza.
Spero di non dover vivere 40 anni nell'arroganza, come gli inglesi che, arroganza dopo arroganza, non vincono un titolo da 44 anni: rivoglio la nostra umiltà, quella dei giorni più belli e, per favore, dei giocatori che magari sanno anche trattare la palla come si deve...
...perchè in questo mondiale, piccolo dettaglio,abbiamo dimenticato anche questo...
Mercato, le prime mosse...
Oggi su Radio Marte, il D.S. del Napoli, Bigon ha fatto il punto. In sintesi ecco alcune sue dichiarazioni, raccolte dal giornalista di Tuttonapoli.net, Salvio Passante:
- Mannini e Calaiò: "Abbiamo dato la possibilità a Mannini di giocare in Champions League e al Siena di rilevare un calciatore importante come Calaiò, che sarà fondamentale per l'immediata risalita nella massima serie della società senese."
- Contini: "Siamo a buon punto, mi sento ottimista, sarà un'affare che andrà in porto. Il ritardo dell'ufficialità è dovuto al fatto che si tratta di un trasferimento internazionale."
- Capitolo cessioni: "Non ci faremo prendere dall'ansia, andremo in ritiro con un numero congruo di calciatori, in modo che Mazzarri possa lavorare con tranquillità.".
- Zalayeta: "Abbiamo risolto la comproprietà, è del Napoli a titolo gratuito. Adesso troveremo una soluzione che soddisfi tutti. L'uruguaiano ha un curriculum importante, non ci saranno problemi a trovargli una nuova squadra. Siamo sereni" .
- Un eventuale nuovo acquisto: "Potrebbe anche esserci il 12 luglio a Folgaria, ma dobbiamo scegliere bene. L'importante è arrivare ai nastri di partenza con la squadra più forte possibile".
Restano da capire i risvolti economici delle varie cessioni, per cominciare a valutare la bontà delle operazioni in uscita.
Comunque qualcosa comincia a muoversi...
giovedì 24 giugno 2010
CACIO VINTO NON SI RIGIOCA! (Diario mondiale - Terza puntata)

Il film di oggi, per chi come me cerca di osservare con la massima attenzione ogni dettaglio, ogni particolare, tecnico, tattico, psicologico, era un film purtroppo già scritto,nel suo svolgimento e nel suo epilogo, anche se ho tifato fino all'ultimo respiro, fino al liscio di Pepe e oltre, sperando che ci fosse un ultimo calcio d'angolo e che il liscio fosse stato "solo" una deviazione del difensore slovacco.
Nessuna sfortuna, nessun rimpianto: abbiamo meritato il nostro destino, come fu, nel bene, nel 2006. Allora fu un gruppo granitico di uomini disposti a tutto pur di vincere, stavolta un'accozzaglia di ragazzi confusi e spauriti.
Vado a sfogliare l'almanacco dei mondiali...come fece Vittorio Pozzo a vincere due mondiali di seguito? Certo stiamo parlando...del secolo scorso, ma gli uomini formano gruppi e vittorie (o accozzaglie e sconfitte) nello stesso modo, indipendemente dallle epoche. Leggo le formazioni azzurre delle due finali, del 1934, a Roma e del 1938, a Parigi...e ritrovo un dato che la mia memoria sembrava ricordare (non sono così vecchio...si tratta solo di...letture adolescenziali...).
Ebbene, nella finale di Parigi 1938 c'erano soltanto due giocatori (e che giocatori! Parliamo di Meazza e Ferrari, cioè di due "campionissimi" del calcio italiano di tutti i tempi) sopravvissuti alla finale di quattro anni prima. In un'epoca decisamente meno competitiva di quella attuale, Pozzo ebbe il coraggio di capire che solo rinnovando totalmente la squadra vincente di quattro anni prima avrebbe potuto sperare di rivincere...
Mario Sconcerti nel dopo partita di Sky ha evidenziato un aspetto a mio avviso di eccezionale perspicacia per cogliere una delle chiavi di lettura di questo mondiale che sembra totalmente in mano al calcio sudamericano e che vede stentare quasi tutte le grandi d'Europa: negli ultimi 10 anni oltre cinquemila calciatori (!!!) sono emigrati dalle Americhe verso l'Europa, per migliorare le proprie condizioni di carriera.
E noi? E noi oggi rispondevamo con:
- Marchetti, portiere del Cagliari (14◦ quest'anno in Italia);
- Criscito (Genoa, 9◦);
- Zambrotta (Milan, 3◦, reduce da una stagione piena di infortuni e prestazioni modestissime);
- Cannavaro e Chiellini (Juventus, 7ª, il primo come Zambrotta);
- De Rossi (Roma, 2ª);
- Gattuso (quest'anno riserva nel Milan, 3◦, vedi Zambrotta);
- Montolivo (Fiorentina, 11ª).
E in attacco? I dati più clamorosi, dove abbiamo chiuso la partita con:
- Iaquinta (Juventus, 7ª, reduce anche lui da una stagione piena di infortuni);
- Quaglierella (Napoli, 6◦);
- Pepe e Di Natale (Udinese, 16ª e protagonista di un campionato ai margini della zona retrocessione).
Per fare un paragone: l'Argentina, che rischia seriamente di vincere il mondiale, ha "rinunciato" a due autentiche "colonne" dell'Inter che ha un attimo vinto la Champions quest'anno, come Cambiasso e Zanetti (che magari li avessimo avuti noi!).
E noi? Andiamo all'assalto della Slovacchia con un attacco che in tre elementi su quattro (Pepe, Iaquinta, Di Natale) ha giocato in squadre, Udinese e Juventus, che hanno collezionato prestazioni imbarazzanti.
Se però una volta tanto usciamo dalla solita logica provinciale del "manca questo, manca quello..." spingendo questo o quell'altro dei nostri idoli domenicali e cerchiamo di guardare con un po' di onestà intellettuale il peso di tutto il movimento calcistico italiano, raffrontato con le altre grandi scuole calcistiche, ci rendiamo conto che i migliori delle nazionali migliori girano il mondo per cercare di fare sempre le migliori esperienze possibili (chi era Zanetti prima di venire in Italia, ad esempio?), mentre noi schieriamo (e neanche sempre) i migliori di squadre che hanno poche esperienze internazionali e che gravitano nelle posizioni medie del campionato italiano.
E allora c'è un problema strutturale del nostro calcio, un problema di fondo, di competitività complessiva del nostro movimento, che si legge anche nel rendimento sempre peggiori delle nostre squadre di club a livello europeo...
E in più, vale quanto scritto nella scorsa puntata del diario, sulla difficoltà di amalgamare il gruppo storico, con i "giovani", come ricordavo avvenne nell'86 (e oggi Tardelli, protagonista dell'82 e poi del successivo fallimento messicano, lo ha ricordato).E per risposta a Tardelli, Paolo Rossi, protagonista di Spagna e Messico al pari di Tardelli, se ne esce con un proverbio toscano straordinario: "Cacio vinto non si rigioca!".
L'unico vero gol di questo mondiale... lo ha fatto ancora una volta lui...
PS: ...peccato per Fabio....avete visto che prodezza?
martedì 22 giugno 2010
San Paolo,terreno in rifacimento
In quella occasione ricordò che il manto erboso era stato rifatto interamente per l'ultima volta addirittura nel lontano 1990 e negli ultimi 20 anni si erano fatti soltanto interventi di manutenzione e di risemina ordinari. Per giunta quando fu rifatto nel '90, fu utilizzata una base di sabbia di pessima qualità per cui specie negli ultimi anni si sono fatti autentici miracoli per garantire un drenaggio decente nel periodo invernale.
Ovviamente credo che pochi ricordassero quell'intervento e quelle parole. Io temevo che in una città dove già l'ordinaria amministrazione è difficile, non se ne sarebbe fatto nulla e invece...
....e invece in questi giorni il San Paolo è un cantiere e lo è perchè, come auspicato questo inverno, il terreno è in totale rifacimento.
Questa è un'altra piccola grande notizia per il nostro amato Napoli che, tornando sul palcoscenico europeo e disponendo di una squadra poco fisica e molto tecnica, potrà beneficiare di un terreno di gioco nuovo e, crediamo, visti i miracoli fatti in questi anni, di qualità molto migliore anche nella stagione invernale e quindi di essere più avvantaggiato nella costruzione del gioco veloce gradito a Mazzarri.
Mentre tutti sono distratti dalle "favole" di un mercato dove si scrivono un mucchio di assurdità, queste sono notizie che non interessano a nessuno, ma che fanno parte di quei dettagli "importanti" che fanno quella differenza chiamata "organizzazione".
Avanti così, Napoli!
