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domenica 6 dicembre 2009

San Paolo e...San Fabio

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Alla fine è giusto così! Mentre il Napoli si trascinava in avanti senza più schemi, tattiche e moduli alla ricerca della vittoria, pensavo ai 50 anni del San Paolo e che fosse in fondo giusto che proprio nel 50° anniversario del San Paolo, dovesse essere proprio il San Paolo a trascinare gli azzurri, come tante volte in passato, e a demolire psicologicamente i durissimi e fierissimi avversari del Bari.

Ed è anche bellissimo che l'eroe di questo anniversario sia stato proprio un "figlio" di questo stadio e di questa gente, con due gol, un assist, 9 tiri complessivi in porta e un correre a perdifiato in ogni zona del campo, trascinando i compagni.

Il Bari ha dimostrato ciò che io avevo pronosticato alla vigilia; capisco che molti tifosi, magari meno attenti alle vicende della formazione di Ventura, potessero immaginare una partita facile e una vittoria larga, ma il Bari anche oggi ha dimostrato di che pasta è fatto e, anzi, rispetto ad altre partite ugualmente straordinarie giocate dai pugliesi in questo campionato, oggi gli avversari degli azzurri hanno avuto una lucidità e una fortuna sotto porta che, se avesse avuto in egual misura in altre due, tre occasioni, a quest'ora occuperebbero tranquillamente il posto del Parma, in piena zona Champions.

Anche oggi questo Bari ha ribadito di avere un'organizzazione tattica, una autostima e dei singoli davvero pregevoli, che, lo ribadisco, vedremo presto in squadre di alta classifica.

Il Napoli ha capito tardi che doveva aggredire alto i due centrali che, come avevo scritto alla vigilia, sono quelli che, a parte le già notevoli doti difensive, si distinguono per essere i veri costruttori del gioco barese: riguardiamo ad esempio il primo gol, quello di Barreto... Lì è il centrale Bonucci che lo imbecca con un lancio di cinquanta metri che ha ricordato ai più anziani quei meravigliosi cambi di gioco del grande Rudy Krol.

E poi il 2 a 1 dell'altro centrale, Ranocchia, di cui si dice un gran bene non da oggi, ma da almeno tre anni a questa parte.

E poi Alvarez che si conferma una spina nel fianco di Aronica, che in occasione del 2 a 1 salta netto Gargano in velocità con una prodezza tecnico-atletica straordinaria.

Insomma una squadra di tutto rispetto, che però, pur chiudendosi molto bene, non ha mai rinunciato a giocare, rendendo quindi la partita spettacolare, bellissima e avvincente.

Dicevo: solo nel secondo tempo, spinto dall'emergenza risultato e dal pubblico del San Paolo, il Napoli ha cominciato a pressare altissimo fin sui difensori e non a caso il Bari è andato in difficoltà.

Mazzarri deve rivedere i suoi piani, mandando subito Lavezzi in campo dopo pochi minuti dall'inizio del secondo tempo al posto di Pazienza, retrocedendo Hamsik a centrocampo con Gargano (poi sostituito da Cigarini) e componendo finalmente il tanto atteso tridente con Denis e Quagliarella.

E mentre Denis fa a sportellate per tutta la partita con i difensori baresi, non riuscendo mai a giocare palla, il sacrificio del Tanque mette Lavezzi e Quagliarella nelle condizioni migliori per produrre assieme a Maggio pericoli su pericoli per la porta barese.

Si realizzano quelle situazioni di cui parlava Mazzarri nella sua conferenza stampa di presentazione: possesso palla veloce e avvolgente e tante maglie azzurre in area sui cross che arrivano dalle fasce....e così da un cross di Gargano, Quagliarella solo in area può staccare comodamente di testa per il provvisorio 1 a 1; poi Maggio, su cross dolcissimo di Quagliarella può a sua volta staccare, sembre in beata solitudine, per il provvisorio 2 a 2.

Non sono gol casuali e non sono solo errori della difesa barese: è esattamente quel contesto tattico che il Napoli deve riuscire a creare ogni volta che le squadre avversarie si chiudono quando vengono al San Paolo e che il Napoli non sempre è in grado di creare, ossia premere gli avversari sulla tre quarti, scambiare palla velocemente e penetrare nell'area di rigore sui cross dalle fasce con almeno tre-quattro uomini che si lanciano in piena area di rigore avversaria per distrarre i difensori e aprire varchi per gli attaccanti azzurri.

Proprio oggi che non ha toccato palla, si è avuta la conferma di quanto Denis sia tatticamente essenziale specie nelle partite casalinghe...e se la squadra dimostra la condizione fisica e mentale mostrata oggi, ritengo che lo schieramento visto oggi, con Hamsik sulla linea mediana con Gargano e il tridente possa essere un'arma fondamentale per le prossime partite casalinghe.

Stavolta il Pocho ha fatto davvero la differenza, sia per la sua dedizione, giocando "a tutta" dopo un infortunio muscolare, con una prestazione dal punto di vista fisico impressionante, e finalmente riuscendo a fare quello che tutti noi sognavamo di vedere da tempo, ossia lo scatto di Quagliarella e la pronta, pregevole verticalizzazione del Pocho...e ritengo che anche questa fase di gioco sia merito dell'assetto offensivo con Denis che tiene impegnati i centrali offensivi avversari aprendo spazi alle altre due punte, finalmente più libere di trovare i giusti spazi.

Accennati alcuni temi tattici a mio avviso interessanti (altri ne analizzeremo in settimana), vorrei soffermarmi su alcuni dati statistici relativi sia alla partita sia al campionato, perchè dicono cose molto interessanti!

Chi ha letto i numeri del Bari che ho riportato alla vigila e li confronta con gli analoghi numeri della partita di oggi, può cogliere l'importanza della prestazione degli azzurri: la terza squadra del campionato per possesso palla, oggi è stata ridotta soltanto al 45% di possesso palla, e mentre il Napoli ha tenuto palla nella metà campo del Bari per ben 12'43", il Bari si è affacciato nella metà campo del Napoli per soli 5'35".

Il Napoli quindi ha tolto al Bari una delle sue risorse che ne hanno fatto la fortuna ed è riuscito a segnargli 3 gol, impresa finora riuscita solo alla Roma grazie a quel genio assoluto di Totti.

E poi anche oggi il Napoli, nonostante i due gol subiti, ha concesso pochissimo al Bari in fase offensiva, confermando una fase difensiva che fornisce prestazioni all'altezza con grande continuità.

Dunque una vittoria importantissima, che porta il Napoli al suo sedicesimo punto in otto partite della gestione Mazzarri, con 4 vittorie e 4 pareggi. Un record eguagliato il cui precedente risale alla gestione di Marcello Lippi, l'ultima, prima del fallimento, che portò il Napoli in Europa (1993-94).

E ora commentiamo un po' la classifica per capire che prospettive ci potrebbero essere, rispetto a questo stranissimo ed equilibratissimo campionato.

Sconcerti oggi ha dato un'altra istantanea efficacissima per spiegare l'incredibile equilibrio di questo torneo: "Oggi delle squadre posizionate tra il quarto e l'undicesimo posto hanno vinto solo Fiorentina e Napoli".

Da questa frase si può ricavare quindi che:
  • i primi tre posti utili per la Champions saranno un affare di Inter, Milan e Juve;
  • per il quarto posto di Champions e per i due di Uefa competono le squadre che vanno dal Parma (quarto con 25 punti) al Palermo (tredicesimo a quota 20);
  • se avessimo battuto il Parma domenica scorsa, oggi il Napoli sarebbe da solo al quarto posto nella stessa posizione occupata oggi dal Parma.
Ho fatto un po' di calcoli da quando è arrivato Mazzarri sulla panchina azzurra, paragonando il cammino del Napoli dall'ottava giornata a oggi, non tenendo conto delle prime tre in classifica (fermo restando che gli azzurri hanno fatto gli stessi punti, 16, della Juve!), mentre rispetto alle altre, ha fatto meglio di tutte le concorrenti dirette per l'Europa:
  • + 1 sul Cagliari;
  • + 2 sul Parma;
  • + 3 sulla Roma;
  • + 5 su Genoa e Palermo;
  • + 6 sulla Fiorentina;
  • + 8 sulla Sampdoria.
Certo ci sono i rimpianti recenti (per le mancate vittorie con Lazio e Parma) e vecchi (pensando alla partenza col freno a mano tirato dell'era Donadoni), che ci costringono ad una posizione di classifica ancora nel cuore del gruppone, ma in fondo siano a soli due punti dalla zona Champions e a un solo punto dalla zona Uefa, in un torneo finora mai così equilibrato dal quarto posto in giù, come avevamo immaginato ad inizio campionato.

Ecco perchè il bilancio di Mazzarri è da considerarsi più che positivo, perchè abbiamo guadagnato (poco o molto ma) su tutte le dirette concorrenti per l'Europa.

Il difficile è ora mantenere questa continuità e ci metterei la firma sin da ora per un pareggio in quello stadio di Cagliari che tante amarezze ci ha dato in questi ultimi anni: un trasferta terribile, considerando lo stato di grazia (a prescindere dalla sconfitta odierna col Palermo) dei rossoblù di Allegri, che si sta confermando un allenatore davvero importante, e con un Matri che in questo momento, a mio avviso, è il miglior attaccante giovane italiano e che ritengo ormai maturo per una grande squadra.

Infine una notazione doverosa sull'arbitraggio di Romeo di Verona, cercando di essere onesti e imparziali: non ha commesso errori clamorosi, nè da una parte nè dall'altra. L'espulsione di Ranocchia e il secondo giallo di Parisi ci potevano benissimo stare, perchè entrambi gli uomini sono andati dritti a fermare l'uomo e non a cercare il pallone.

Direi anzi che nel primo tempo molti falli duri (specie su Hamsik) non sono stati sanzionati con altri cartellini che sarebbero stati opportuni.

Nel complesso però una prestazione discreta e niente affatto "compensatoria" a favore del Napoli, anche se magari molti osservatori meno attenti tireranno fuori questa "illazione".

E allora, caro Romeo, Giulietta è 'na zoccola, ma tu si nu brav uaglion!

E ora vi lascio alle emozioni: Alvino, Auriemma ...e alcune interviste del post-partita.

Forza Napoli!



















Serie A 09/10 - 15ª - Napoli-Bari 3-2

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Statistiche del campionato (legacalcio.it)

venerdì 4 dicembre 2009

San Paolo, 50 di questi anni!

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Domenica 6 dicembre 1959 si inaugura nel quartiere di Fuorigrotta il nuovo "Stadio del Sole". Dopo circa due decenni (e una guerra di mezzo nella quale venne anche anche alla ribalta delle cronache dell'occupazione nazista, durante le famose quattro giornate del settembre 1943), il piccolo stadio del Vomero, l'attuale Collana, cessò di essere la casa del Napoli, lasciando il posto ad uno splendido, monumentale, luminosissimo, immenso nuovo stadio che, all'epoca, doveva essere uno dei più grandi e più belli del mondo.


Mimmo Carratelli e Luis Vinicio, a Radio Marte, hanno proprio oggi ricordato, cosa significò entrare in quello stadio per un giornalista (in una sala stampa che all'epoca contava meno di 10 giornalisti) e per un calciatore (a cui quel nuovissimo tempio, per il numero di spettatori che lo affollavano, sembrava tre volte più grande di quello del Vomero)...di fatto un salto doppio, o triplo, nel futuro...da uno stadio troppo piccolo per una città così popolosa e una passione così crescente, uno stadio che era ancora uno specchio di un'epoca quasi "pioneristica", tipica della prima metà del Novecento, a uno stadio all'avanguardia, proiettato a velocità supersonica verso il 2000, con il suo impianto per l'illuminazione notturna e quel bianco del travertino illuminato dal sole, che ne faceva un'arena classica e avveniristica al tempo stesso.


Vitali fu l'ultimo a segnare nello stadio del Vomero e il primo a segnare nel nuovo stadio, inaugurato da un sorprendentemente vittorioso Napoli-Juventus (2 a 1 il risultato con secondo gol proprio di Luis Vinicio).



Da Wikipedia vengo a sapere che "...il progetto iniziale prevedeva solo un anello, quello attualmente al livello superiore, ma su specifiche richieste ne fu aggiunto uno inferiore, al di sotto del livello stradale, che ne aumentò la capienza in modo significativo portandola ad 87.500 spettatori in piedi."


Il record di affluenza di tutti i tempi fu in occasione di quel Napoli-Perugia, 26a giornata del campionato 1980-81, che avrebbe dovuto spingere il Napoli, in quel momento primo con 35 punti assieme a Juventus e Roma, verso il suo primo incredibile e inaspettato scudetto, ma quel sogno si ruppe in un istante, il tempo necessario a Ferrario per infilare Castellini in beata solitudine, nel cuore della sua area di rigore, un pallone crossato innocuamente dalla fascia sinistra dello schieramento perugino.

Meno di un minuto dall'inizio e il Napoli, primo in classifica, tentò invano per 90 minuti di violare la porta di un Perugia già abbondantemente condannato alla retrocessione.


Quel giorno avevo 10 anni, ma lo ricordo benissimo, ricordo lo stadio strapieno, forse ben più dei 90.000 spettatori ufficiali, e ricordo la delusione amara per un'occasione, che, per quanto mi riguarda, rappresentava la prima volta in ci vedevo i colori azzurri così in alto.

Un altro record di questo stadio si accompagna ad un'altra occasione storica e amara, ossia l'esordio in casa in Coppa dei Campioni con il mitico Real Madrid, settembre 1987.


Stavolta il sogno dura di più e Francini lo tiene vivo, violando dopo neanche 10 minuti la porta spagnola, ma poi Butragueno sul finire del primo tempo, col Napoli alla ricerca di quel 2 a 0 che significherebbe supplementari, infila la difesa azzurra alla prima occasione utile e quel grande Napoli, nonostante Maradona e gli altri campioni di quella squadra, quando ancora non era stata inventata la Champions League e le fasi a gironi, dovette prematuramente lasciare il torneo.


Ma il San Paolo è anche lo stadio di tante gioie, per il Napoli e, non dimentichiamolo, anche per la nazionale (il sorteggio con la monetina che permise all'Italia capitanata da Facchetti di potersi qualificare per la finale di Roma dopo un soffertissimo 0 a 0 con la Russia proprio al San Paolo).


Scudetti, Coppe Italia, la Coppa Uefa, vinta grazie anche a delle vere e proprie imprese come il 3 a 0 alla Juve con gol di Renica all'ultimo minuto dei supplementari, quando sembrava ormai certa la lotteria dei rigori, il calcio totale di Vinicio, il già ricordato Napoli "povero" ma tremendamente efficace dell'80-81 (povero per modo di dire, in una squadra che vantava un campione immenso come Krol e attorno a lui un mix di grandi marpioni come Damiani, Bruscolotti, Castellini e Vinazzani e grandi promesse, forse non tutte mantenute, come Marangon, Guidetti, Musella, Muro), l'ultimo Napoli europeo di Lippi, prima del fallimento e dell'avvento di De Laurentiis.








E' davvero impossibile sintetizzare in poche righe 50 anni di storia, di sconfitte e di bellissime vittorie, di lontani giocatori ormai dimenticati e di idoli che hanno fatto la storia del calcio, da Maradona in giù.

Domenica 6 dicembre 2009, esattamente 50 anni dopo, si torna lì, contro una squadra guidata da un allenatore, Giampiero Ventura che, guarda il caso, anche lui è legato ad una storica "prima volta", quella di quel Napoli Cittadella 3 a 3 che rappresentò la rinascita del nuovo Napoli di De Laurentiis.

Quante coincidenze vero? Un'altra dimostrazione di quanto sia in qualche modo "magica" questa città! Da un 6 dicembre ad un altro, esattamente 50 anni dopo, da un'esordio con la Juve, rivale storica e simbolo di quella Torino antitetica nella sua identità savoiarda al Napoli e alla Napoli, gloriosa capitale decaduta del regno borbonico.

E festeggiare questi 50 anni proprio contro Ventura che nel suo piccolo rappresenta uno dei simboli della rinascita di questa squadra...quante coincidenze!

E una riflessione per me amara, paragonando il giorno in cui nacque questo stadio e la domenica che vivremo a 50 anni di distanza: certo io non c'ero quel giorno e in quell'epoca, ma la nascita di quello stadio così bello era il segno di una speranza di mettersi alle spalle un'orribile recente passato e di tuffarsi in un nuovo mondo di pace e prosperità. Oggi, vedendo quella struttura deturpata da incuria, mancanza di soldi, speculazioni, crepe, inefficienze di tutti i tipi, viene davvero un grande magone e appare tutta la distanza tra un'Italia che stava progredendo e un'Italia, quella di oggi, che sta pericolosamente arretrando e avvitandosi su se stessa.

Voglio però combattere l'amarezza attuale e riporre le speranze per un futuro migliore, almeno nel calcio, grazie all'entusiasmo di De Laurentiis.

Spero che il Presidente riesca a portare nuovi progetti che proiettino finalmente, almeno nel calcio, Napoli e il Napoli davvero nel ventunesimo secolo...

...e intanto altri 50 di questi anni, caro stadio...sperando di vivere tutti noi (poche) inevitabili sconfitte e tante, tantissime vittorie e grandi emozioni, all'insegna del calcio umano e pulito che noi amiamo.
Forza Napoli!



17 Luglio 1982
Lo stadio San Paolo entra anche nella storia del rock,
ospitando uno storico concerto dei Rolling Stones.

giovedì 3 dicembre 2009

Solo perchè si chiama BARI!

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Solo perchè si chiama Bari, non dobbiamo sottovalutare il nostro prossimo avversario. Solo perchè si chiama Bari, non dobbiamo pensare che vinceremo "di goleada". Solo perchè si chiama Bari, non dobbiamo immaginarci una passeggiata di salute.

Poi, magari, sapete com'è il calcio, no? Segniamo tre gol nei primi venti minuti, come Totti ha fatto due domeniche fa, proprio contro i pugliesi, e...amen! Tutti a casa esultanti! Tutto può essere, certo, ma, almeno per ora, non dobbiamo pensare di aver già vinto, solo perchè il nostro prossimo avversario si chiama Bari.

Se Mazzarri mi leggesse, lo inviterei caldamente, se già non lo sta facendo, a condividere coi suoi ragazzi alcune cifre che (dopo ormai più di un terzo di campionato) hanno un loro significato.

Leggo dal sito ufficiale della Lega:
  • il Bari ha la migliore difesa del campionato assieme all'Inter (11 gol subiti, di cui 4 nelle ultime due partite, 3 a Roma e 1 in casa col Siena)...il Napoli ne ha subiti 19;

  • il Bari è terzo nella percentuale di passaggi riusciti (dietro a Inter e Milan prima della Juve)...il Napoli è settimo. Questa statistica non è banale, perchè chi ha visto Inter Bari o Milan Bari ha ben chiaro negli occhi come la ragnatela di passaggi ben riusciti e il totale controllo di palla, anche sotto pressione, del pacchetto difensivo, portiere Gillet compreso, abbia mandato in tilt, in casa loro, le due milanesi, che hanno collezionato due figuracce che ricorderanno per un pezzo;

  • il Bari è terzo anche nel possesso palla (in media 26'48" a partita, dietro ai 29'00" del Milan e ai 27'27" dell'Inter)...il Napoli è soltanto nono, assieme al Cagliari. E' una squadra quindi che sa tenere il possesso palla a lungo e, vista la percentuale dei passaggi riusciti, in modo efficace e preciso;

  • le due statistiche precedenti si accompagnano ad un numero di palloni giocati che è notevolissimo: il Bari è quarto dietro Milan, Inter e Juve...quindi significa tanti passaggi, precisi, che addormentano partita e avversari.
Insomma, sulla carta il peggior avversario che una squadra come il Napoli, che già fa tanta fatica a costruire gioco in casa, possa trovarsi di fronte, specie dopo lo squallido 0 a 0 con la Lazio che tutti ancora abbiamo negli occhi.

Dunque si prospetta un vero "rompicapo": io un po' conosco questa squadra, ma chi la conosce meglio e la vede tutte le settimane, oltre ai pregi evidenti dalle statistiche, sottolinea:
  • la bravura di un portiere come Gillet, sia tra i pali che nel gioco con i piedi;
  • la qualità dei due giovanissimi centrali (Rannocchia e Minucci, il primo a me già noto da qualche anno come grande promessa del nostro calcio, e che entrambi sono i veri costruttori del gioco barese, anche se un po' lenti in fase difensiva quando vengono attaccati);
  • la spinta degli esterni difensivi (Masiello a destra e Parisi, quello che quando il Napoli era in C sembrava in procinto di passare in azzurro, a sinistra e che a Messina tirava punizioni spettacolari);
  • la sicurezza dei mediani, Donati, grande ritorno nel nostro campionato, utilissimo, e Almiron (per non parlare della rivelazione Rivas!);
  • la forza e la velocità dei due esterni alti, Koman e Alvarez, che rendono il modulo del Bari in fase offensiva un vero 4-2-4.
Solo in attacco la squadra non concretizza quanto costruisce: solo 14 reti realizzate e tante, tantissime sbagliate (nelle due trasferte di San Siro, il Bari avrebbe potuto vincere se avesse avuto più cinismo sotto porta).

Insomma, una classifica assolutamente strameritata, addirittura con qualche rimpianto, viste le occasioni perdute, ma anche una fase, che ha contraddistinto le ultime già citate due partite, in cui il Bari sembra leggermente involuto, come ha raccontato oggi a Radio Marte un giornalista che segue i galletti ogni domenica.

Comunque un vero capolavoro tecnico-tattico firmato Ventura...sì, proprio lui! Il primo, vituperato e sfortunato allenatore del Napoli di De Laurentiis, che, dopo quella avventura, è rinato a Pisa, facendo disputare, con una squadra altrettanto poco accreditata e neopromossa in serie B, un eccezionale campionato in cui, a parte un calo finale che ha compromesso una clamorosa promozione in serie A, i toscani si sono distinti per la splendida qualità del loro gioco e, anche allora, una propensione a grandi risultati in trasferta.

Dunque, attenzione signori miei! Attenzione, ragazzi! Attenzione Mister! Ci sarà da soffrire domenica...poi magari va tutto bene e sarò il primo a gioirne! Ma, mi raccomando! Pazienza nel costruire gioco, concentrazione massima per sfruttare ogni minimo errore dei pugliesi e sostegno dagli spalti agli azzurri fino a fine partita!

E se superiamo questo ostacolo, non consideriamo di aver battuto una "semplice" provinciale, ma una squadra, con tanti giovani dal futuro luminoso (speriamo di vederne qualcuno presto a Napoli), che, assieme al Cagliari, si può definire senza dubbio la vera rivelazione di questo campionato.

E, se anche il calcio, come ho accennato qualche giorno fa in un altro mio post, è un gioco "analogico", spesso allergico alle cifre, le cifre che vi ho presentato credo siano molto significative!

Forza Napoli!

Presidente, attenzione ai Trefoloni!

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Sono preoccupato! Cosa succederà dopo le esternazioni presidenziali seguiti al disastro arbitrale di Parma? La guerra di comunicati avviata dalla Federcalcio in risposta al Presidente nasconde intenzioni bellicose, oppure, dietro la facciata delle dichiarazioni a propria tutela, il "Palazzo" vorrà in qualche modo avere il dovuto riguardo verso il Presidente del Napoli?


Riguardo che io intendo, sia ben chiaro, non come "risarcimento di torti subiti" (che, come ogni errore di compensazione, sarebbe l'origine di altri errori, per giunta in qualche modo intenzionali, verso altri protagonisti del campionato), come "favoritismi" dovuti "perchè noi siamo il Napoli".

Chi mi conosce sa anche della mia poca attitudine alla faziosità o alla antisportività: se leggete il commento al pur disastroso arbitraggio di Trefoloni (come in occasioni analoghe), ho sempre cercato di puntare la mia attenzione, criticando non solo gli errori arbitrali, ma anche quei comportamenti della mia squadra del cuore che hanno concorso a determinarli.

Nel caso di domenica scorsa, ad esempio, ho criticato l'atteggiamento troppo rinunciatario degli azzurri nel secondo tempo in fase difensiva e poco cinico in fase offensiva: fossimo stati più cinici e più pronti a ribaltare l'azione, Trefoloni ci avrebbe fatto un baffo!

Il problema di domenica, a differenza di altre volte, è che se un arbitro combina disastri da ambo le parti (come era uso fare ad esempio il "mitico" Ayroldi), capisci che o è in giornata storta (può capitare, pazienza!) o, se recidivo, è semplicemente un incapace.

Ma nessuno, specie dopo le "pastette" che abbiamo conosciuto negli ultimi (e direi anche penultimi...e forse anche terzultimi) decenni, ci può togliere il dubbio che certi "errori a senso unico" siano semplici errori...e basta.

Se sbagli in buonafede, sbagli da entrambe le parti: quello che ha indignato me e molti altri è la sensazione di aver vissuto un arbitraggio con "errori a senso unico" e questo non mi piace affatto!

Certo, è giusto che le cose si dicano se si hanno le prove, ma questa frase si diceva anche quando certi personaggi manovravano i campionati recenti e tutti a ripetere il solito ritornello: "Ma se non si crede nella buonafede degli arbitri, allora!". Ed è questo, a mio avviso, il meccanismo che ci frega, un po' come quando si dice che noi napoletani siamo malati di vittimismo, che non è "elegante" lamentarsi...peccato che molti di quelli che parlano, si facciano i loro "affari" come e meglio di noi, all'insegna del ben noto "chiagni e fotti!".

Ora basta, signori miei! Sono stufo di essere trattato come quello che porta l'anello al naso! Però una cosa è che certe cose le dica io da tifoso, un'altra è che le insinui il Presidente!

Spero che De Laurentis sappia bene a che gioco sta giocando e quali sono i rischi che sta correndo: non dico che non debba parlare, che debba tacere e sopportare in silenzio. Riteno però che debba essere meno "plateale" in questo campo e usare tutta la diplomazia possibile, ripeto, non per avere "favori" o "risarcimenti", ma semplicemente per avere professionisti veri, all'altezza della situazione e degli onorari che prendono dalla Federazione.

Il calcio, lo sport, sono come la vita, meglio, peggio...e, come nella vita, possono esserci professionisti migliori o peggiori e, purtroppo, onesti e anche disonesti.

La disonestà è connaturata all'essere umano e, quindi, inevitabile: quello che si può fare è combatterla quando si assiste a situazioni o comportamenti poco chiari...e se io vedo qualcosa di poco chiaro, ho diritto, come cittadino e come "cliente" di un prodotto che pago (e non poco) ad avere un prodotto "pulito" e non "sporco" o "taroccato".

Spero solo che il Presidente abbia fatto bene i suoi conti e non subisca conseguenze negative per vie ortodosse e meno ortodosse per le sue uscite di questi giorni.

Intanto le prime mosse ufficiali del Palazzo sono il comunicato dell'AIA che rivendica la sua "fanciullesca e virginale" pulizia etica nel gestire un giocattolo che di etica in alcuni suoi protagonisti non ne ha poi così tanta e l'invito a comparire rivolto al Presidente dal procuratore federale Palazzi, che vuole comprendere (speriamo con la dovuta attenzione e onestà intellettuale) il senso delle esternazioni presidenziali.

Signori miei, è inutile che ci prendiamo in giro! La disonestà c'è dappertutto,ma, come in ogni altro contesto, gli unici antidoti alla disonestà sono "gli occhi bene aperti" di tutti (tifosi compresi) e meccanismi che assicurino vantaggi e premi a chi lavora onestamente e con merito.

E speriamo bene che il desiderio di giustizia del nostro Presidente non porti "reazioni" diciamo così...negative nel prosieguo del campionato...