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martedì 7 settembre 2010

Lo scarso appeal dei conti in ordine

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Foto tratta da tuttonapoli.net

"Aurelio, il Napoli non è il tuo film!"... così l'inizio di un manifestino apparso in questi ultimi giorni nei quartieri del centro storico della città, dove pulsa il tifo più passionale, popolare, romantico, ma che forse non è in grado di capire e non capirà mai la portata del lavoro che sta facendo De Laurentiis in questi anni per il Napoli.

Una delle cose che personalmente mi pesano di più è dover ripetere concetti che appaiono estremamente chiari e soprattutto fondati su una logica che è quella della sopravvivenza e della crescita del nostro amato Napoli, ma che posso capire risultino indigesti o addirittura incomprensibili a chi ha sempre visto il calcio (e forse la vita) in un certo modo, diciamo così tradizionale.

Laddove le intenzioni di chi ha ideato il manifesto sembrano essere quelle di una incrollabile coerenza, ci si aspetterebbe innanzitutto il coraggio di esporsi firmando, singolarmente o come gruppo, le parole di fuoco espresse contro il Presidente.

Già l'alone di anonimato rende, a mio avviso, meno degno di rispetto chi lo ha scritto e il suo contenuto...un segno di vigliaccheria, laddove poi il contenuto del manifestino, per quanto io non sia d'accordo con quasi tutto il suo contenuto (tranne un punto), in fondo critica ferocemente il presidente, ma in modo che mi pare assolutamente non violento.

Allora perchè nascondere delle critiche magari non condivisibili, ma espresse in modo civilissimo, omettendo di firmare il manifestino?

Ma veniamo al merito della protesta: "La nostra squadra, la nostra maglia noi ce le sentiamo addosso, sulla pelle, a difesa della nostra metropoli che come lei ben sa vive di calcio, di quella casacca. Lei lo sa bene ed approfittando dell'amore dei tifosi trae benefici economici ad ogni occasione. E' giusto lei è un imprenditore ma noi non siamo il suo cinepanettone di Natale"

Già qui si nota la prima contraddizione: da un lato si rende atto della sua qualità di imprenditore, dall'altro gli si contesta di "trarre benefici economici a ogni occasione"...ma allora mettetevi d'accordo con voi stessi: che dovrebbe fare il Presidente? Incassare una volta sì e una volta no? E che imprenditore sarebbe? E quale impresa potrebbe reggersi e sopravvivere con questa logica di gestione?

"Su Quagliarella non ci creda stupidi, ora toccherà anche a Paolo Cannavaro? " - Anche qui lo stupore regna sovrano: il pensiero qui espresso su Quagliarella non mi pare sia condiviso da tutti, anzi! Qui sembra quasi che Fabio diventi "vittima" dell'avidità presidenziale o della sua ingratitudine: ma è colpa del presidente se Fabio non si è integrato al meglio col resto del gruppo? L'incompatibilità (tecnica, non mi spingo sul piano umano) con Lavezzi non è stata forse una delle ragioni fondamentali del fallimento di Fabio? E che avrebbe dovuto fare allora il Presidente? Vendere magari Lavezzi e tenere Fabio per creargli intorno un contesto tecnico tattico a lui gradito? E non sarebbe successa la rivoluzione vendendo Lavezzi? Ed è stata poi colpa del Presidente se Fabio una sera si è fatto prendere dal raptus,si è fatto cacciare dal campo e si è beccato tre giornate tre di squalifica nella fase decisiva della corsa alla Champions? E poi, poverino!, lo abbiamo cacciato per mandarlo in prestito all'Ascoli, giusto? Ah, no? Oh, scusate! Confondevo...bianconero con bianconero...se volete prendervela per ragioni "materiali" col Presidente, ricordate che se Fabio è alla Juve anche da parte di Fabio l'opportunismo l'ha fatta da padrone. Ma insomma: ricordiamoci che matrimoni (e divorzi) si fanno sempre in due....così è valso per Quagliarella e così varrà, nel bene o nel male vedremo, per Cannavaro.

Di sicuro la società, nel gestire il suo parco giocatori, è estremamente coerente nelle sue "regole": pochi ultratrentenni, evitare quei contratti pluriennali che hanno massacrato i bilanci azzurri degli ultimi due anni, specie se il beneficiario di questo contratto, come sarà nel caso di Paolo, vada oltre i 30. Grava ad esempio, che non mi pare stia meritando meno di Paolo, lavora in silenzio e, avendo passato i 30, si gioca ogni anno il suo rinnovo si contratto sul campo, con le prestazioni e onorando, anche lui (non si mi si venga a dire di no!) la nostra amata maglia!

I conti in ordine, signori miei, hanno poco appeal, ma adesso e più ancora nei prossimi anni, saranno la base fondamentale della vita di ogni società di calcio e il Napoli appare oggi una delle società più virtuose al mondo in tal senso e ciò, voi che non guardate al di là del vostro naso, potrebbe portare il Napoli, come ho già tentato di spiegare più volte, nell'elite del calcio europeo! Lo capite o no? Vabbè, se non lo capite adesso, forse lo capirete fra cinque anni...eppure anche allora ci sarà qualcuno che avrà sempre da criticare...

Un unico punto condivido pienamente, ossia dove si legge che "una delle più grosse è quando ha definito la Coppa Uefa una 'coppetta'. Magari a lei non porterà tanti soldi ma per noi napoletani il solo leggere il nome Napoli in quel tabellone tra squadre europee, dopo tante sofferenze, ci inorgoglisce, ci fa venire i brividi."

Sono totalmente d'accordo con voi, cari tifosi! Questo è un passaggio che condivido e che mi ha fatto emozionare, però, non per giustificare il Presidente, la sua definizione di "coppetta" non intendeva sminuire il nome di Napoli quanto piuttosto bersagliare chi organizza questa "coppetta", in primis Platini, che potrebbe essere molto più importante, come lo era una volta quella coppa Uefa vinta proprio dal Napoli nel 1989, e quindi rendere più prestigiosa quella vetrina europea che tutti abbiamo desiderato in questi ultimi tormentati anni.

Lo stesso Yebdà, oggi, nella sua presentazione ufficiale, ha fatto un "apprezzamento" non proprio simpatico per l'Europa League, dicendo quella che purtroppo è la verità, ossia che non è la Champions Leaugue, anche se è un torneo importante.

" Noi viviamo per esigere rispetto dei nostri colori, rispetto che lei sembra perdere di giorno in giorno. Il Napoli rappresenta una città, un popolo e non un giocattolo nelle sue mani" - Condivido anche questo passaggio, tranne ovviamente il riferimento al "giocattolo"...altri sono stati i personaggi, anche osannati magari da quegli stessi anonimi tifosi che hanno scritto queste righe, che hanno (bis)trattato il Napoli come un giocattolo, direi quasi "a pazziell nman 'e ccreature!"...devo fare nomi? No, per pietà, risparmiatemi questa fatica, che, non so a voi, ma a me quei nomi e quelle facce sono come coltellate nel cuore...per voi no?

E poi non mi risulta che, dico un nome a caso, Ferlaino, fosse questo benefattore missionario capace di togliersi il pane di bocca: quando era il caso di vendere, l'ingegnere vendeva senza pietà, sia quando i conti andavano bene, sia quando le cose cominciarono a mettersi male...e non dimentichiamo chi fu quel cocciuto ex capitano azzurro che testardamente si propose di portare Diego a Napoli...fosse dipeso dall'ingegnere, el Pibe non l'avremmo mai visto da queste parti.

Eravate nati quando queste cose succedevano? E allora il Napoli non era un giocattolo nelle mani di...?

Io preferisco milioni di volte questo "giocattolaio", che almeno si fa un ....mazzo così per portare il nome di questo giocattolo sempre più in alto in Italia e in Europa...se voi preferivate ingegneri, albergatori sotto tutela o televenditori di tappeti e quadri di dubbia provenienza, fate pure!

Vi rispondo, provocatoriamente, con una lingua che forse non capirete mai, ma che, sono convinto, sarà l'unica lingua che potrà darci onore e vittorie in giro per il mondo nei prossimi anni:
  1. monte ingaggi: il Napoli, che sulla carta, a detta di tutti, non si è indebolito rispetto allo scorso anno, è passato, secondo uno studio della Gazzetta dello Sport, da un budget di 40 milioni di euro lordi a circa 28! I miei calcoli, ipotizzati nel mio post di commento al mercato azzurro, si sono dimostrati abbastanza attendibili...lo sanno lorsignori che cosa significa, in prospettiva, risparmiare la bellezza di 12 milioni di euro in un anno (senza contare i proventi dei prestiti onerosi) in vista della prossima stagione? Ne dubito, ma non importa...parlerà il tempo...
  2. diritti TV: il Napoli quest'anno è quinto, dietro le tradizionali quattro grandi (ma a ridosso della Roma) per questo tipo di proventi. In un anno siamo passati da 36 a ben 53 milioni di euro...17 milioni di euro in più!
Facciamo due conti: mancate spese per 12 milioni di euro + aumentati ricavi per 17 milioni di euro significa poter liberare risorse potenziali d circa 30 milioni di euro...lo so che a certi tifosi i conti in ordine "nun squaglian o sanghe dind'e vvene cumm 'na finta 'e Maradona", ma se vogliamo sperare, un giorno, di poter schierare in campo non dico un altro Maradona, ma una squadra di veri talenti che ci faccia godere e sognare, signori miei questa è la strada...


...tutte le altre sono belle favole, belle strade, lastricate di romanticismo e buone intenzioni, ma dovreste saperlo dove ci portano queste strade...o no? Avete già dimenticato??

Ma insomma, chi è quell'imbecille (pace all'anima sua!) che un giorno scrisse che la storia è maestra di vita??
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Apro parentesi... Caro Vico, purtroppo lo è per pochi...così sembra...per cui non ti offendere...perdonami l'oltraggio che altro non vuole essere che provocazione dialettica...e tu mi puoi capire! Per me, caro Giambattista, la storia, leggi "Fallimento" è sì maestra di vita e io un'altra volta a Castel Capuano il Napoli non ce lo voglio!!! E' chiaro o no?? Ma che glielo spieghiamo a questi, Giambattista mio?
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Per cui, caro mio anonimo napoletano, questo "giocattolaio" me lo tengo stretto...anche se non gli ho lesinato e non gli lesinerò certo le critiche che merita...non preoccuparti...e lo farò sempre mettendoci il nome e la faccia!

lunedì 6 settembre 2010

De Laurentiis a Tuttosport

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De Laurentiis, il suo Napoli oggi compie sei anni. Tanti o pochi?
«Né tanti, né pochi. Se penso a quello che abbiamo creato, sono trascorsi in fretta: il calcio non si ferma mai, bisogna abituarsi a modificare le proprie idee e avere la forza di cambiare quelle degli altri».

Il 6 settembre 2004 Aurelio De Laurentiis prende il Napoli: 35 milioni di euro cash sulla scrivania della curatela fallimentare ed ecco il Napoli Soccer sulle ceneri della fallita SSC Napoli.
«Fui attratto dall'idea di dover ripartire da zero. Presi la decisione in un secondo lasciando di stucco moglie e figli».

Sei anni fa mancavano palloni, maglie, la squadra e un campo per allenarsi. Oggi il Napoli è in Europa.
«Dissi che ce l'avremmo fatta in cinque anni: al quarto eravamo già tornati in Europa».

Di calcio capiva poco...
«Però lo trovo più semplice del cinema: devi saper apprendere i meccanismi giusti».

Ventura il primo allenatore.
«Mi ricordava Alberto Sordi nel film “La vita difficile”. Però un tipo molto simpatico. A giudicare dai risultati, è portato per la serie A, la C forse dava pochi stimoli».

Primo anno, niente promozione. Fu una mazzata?
«Sì. Ma trasformai la delusione in un gesto d'amore: la sera della sconfitta ero a cena con Reja e programmavo il futuro».

C'era feeling con il friulano.
«Un brillante a 24 carati, persona eccezionale. Ce le siamo dette di tutti i colori ma con me è molto difficile lavorare».

C'era una mezza promessa di Carraro a ripescare il Napoli in B. Poi?
«Poi niente. Ogni sera, prima di andare a letto, io premo il tasto reset e lascio tutto alle spalle. Altrimenti mi prende un colpo e mollo tutto, nel calcio come nel cinema. Non ci ripescarono, ma subito dopo scoppiò Calciopoli».

Marino è un mio fratello: sono parole sue?
«Calcisticamente mi ero messo nelle sue mani. Al terzo anno ho capito che qualcosa non andava. In A volevo cambiare allenatore, mi fu imposto di no. Pensai a Mazzarri: mi venne offerto a condizioni superiori rispetto a quanto mi è costato un anno fa. Non condividevo più alcune scelte di Marino, non facevano parte della mia filosofia di lavoro, e così addio».

Non c'è grande amore con i tifosi delle curve.
«Il tifoso ha una sua cultura, una sua mentalità e una sua logica: non si può andare contro questa logica, quella del tifoso è una voce dello stadio e io la rispetto».

Mai il Napoli in Borsa, perché?
«Perché quotare una società significa fare affari in un momento di grande successo. Il Napoli mi appartiene, in Borsa è come se lo alienassi».

È vero che il Napoli ha cambiato la sua vita?
«Certo. Prima mi davo tutto al cinema e stavo per mettere su casa a Los Angeles. Ora trascorro il settanta per cento della giornata a parlare di calcio. E nell'altro trenta credo di aver prodotto comunque dei film straordinari».

Come si regge questo ritmo a sessant'anni?
«Di solito, dopo i sessanta si rallenta. Io ho deciso di accelerare: con il cinema voglio conquistare la Cina, l'India e gli Usa. E mi tengo stretto il Napoli. E poi non ho sessant'anni: ho compiuto vent'anni per la terza volta».

C'è un giocatore al quale è particolarmente legato?
«Il Pampa Sosa è stato il mio primo acquisto. Ma ammiro anche Cannavaro, il Pocho, Hamsik. Da buon padre, non faccio preferenze».

Con i procuratori non va d'accordo.
«Nemmeno nel cinema vado d'accordo con gli agenti degli attori. Credo che ogni calciatore debba possedere la cultura necessaria a gestirsi da solo, oggi sembra invece che siano inadatti a fare qualsiasi cosa che li riguardi direttamente».

Pentito di aver scelto Donadoni dopo l'esonero di Reja?
«Donadoni è un signore ma non si è rivelato adatto per noi».

Un anno fa Lavezzi ruppe con Marino e il Napoli rischiò di perderlo.
«Con il Pocho abbiamo chiarito tutto a quattr'occhi».

È diventato consigliere di Lega. Un modo per tutelare il Napoli che da 23 anni non entrava nel Palazzo?
«No, era un passo necessario perché la Lega è cambiata e bisogna acquisire sempre maggiore autonomia».

Un aggettivo per Mazzarri.
«Mi ricorda l'omino Michelin: non resterà mai a terra con la ruota bucata».

Con Mourinho non ve le mandaste a dire.
«È capace e bravo. Il bello è che ci crede davvero, si prende troppo sul serio».

Ci ha provato con Balotelli?
«A maggio l'avevo chiesto in prestito a Moratti. Ma lui aveva intenzione di fare cassa, certe cifre non facevano per me».

No a Fabio Cannavaro e a Toni per la carta d'identità. Però è arrivato Lucarelli.
«Lo ha voluto fortemente Mazzarri, è convinto di vincere questa scommessa. E io l'ho accontentato».

Quagliarella via: con lui non c'era mai stato gran feeling.
«Puoi essere un campione e non integrarti alla perfezione in un determinato contesto. Meglio che trovi sfogo altrove».

Era proprio necessario privarsi di Cigarini?
«È l'allenatore che porta avanti il progetto tattico. Tecnicamente il ragazzo non si discute, sono contento che in Spagna stia facendo bene. Ricordatevi che l'ho dato solo in prestito».

Platini e Blatter hanno ridotto l'Europa League a una coppetta: conferma?
«Confermo. Perché chi va fuori dalla Champions, viene ripescato in Europa League? E noi chi siamo, sparring-partners?».

Scudetto o Champions?
«Champions senza dubbio. Ti fa diventare internazionale».

Ha detto: calcio vecchio, governato da vecchi. Rimedi?
«Primo: garantire l'autonomia completa dei club. Poi tasto reset e via, rifondare tutto prendendo a modello la Formula Uno o l'Nba di basket».

La limitazione degli extracomunitari?
«Un'assurdità, le frontiere andrebbero spalancate. Il provincialismo del nostro calcio sa quasi di fascismo».

Quest'anno ha ingaggiato Robert De Niro e Cavani: sono i suoi colpi più grandi?
«Lo spero».

Mai pensato di mollare il Napoli?
«Mai».

E il cinema?
«Il cinema è un atto d'amore».

Il momento più bello?
«Me li godo tutti».

Il più brutto?
«Nessuno».

E se arrivano, tasto reset. Vero, don Aurelio?

venerdì 3 settembre 2010

Il DG Fassone fa un bilancio sul mercato azzurro

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Quagliarella, parole...parole...parole...

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...lo dico sempre io: le parole sono fatte per ingannare...solo le azioni possono essere sincere...e le azioni di Fabio hanno dimostrato quanto fossero false le sue parole! Che vergogna!



mercoledì 1 settembre 2010

Mercato o...mercatino?

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Finalmente l'interminabile sessione estiva del mercato si è chiusa e, anche se la bontà effettiva di un mercato si valuta a mio avviso soprattutto in base alla prova del campo, pur tuttavia alcune riflessioni, che certamente non mi collocheranno nella "maggioranza" del tifo azzurro, possono essere fatte avendo un quadro d'insieme.

Una prima riflessione andrebbe fatta cominciando a distinguere da un lato cosa la maggioranza dei tifosi azzurri si sarebbe aspettato dal mercato e dall'altro cosa invece la società si era prefissa alla vigilia e quanto di ciò che si era prefissa è stato realizzato.

Il "problema", davvero serio, è che molti tifosi (e meno male che non sono loro ad avere in mano il budget della società sennò andremmo in fallimento in cinque, massimo dieci minuti!) vorrebbero "colpi", nomi, non importa quanto si spende sia per il cartellino, sia per l'ingaggio e soprattutto per loro il mercato è soltanto comprare, comprare e ancora comprare...un po' come quei carrelli stracolmi di roba inutile che vedi spesso uscire dagli ipermercati di cui molto poi finisce, oscenamente, nella spazzatura.

Molti tifosi, non solo napoletani, a essere onesti, sono così. Per loro non conta null'altro che comprare nomi sempre più altisonanti, non importa l'ingaggio, non importa se siano funzionali o no alle esigenze del Napoli, non importa se poi bisogna tenere a libro paga 30, 40 calciatori, tanto mica il portafogli è loro...si fa presto a fare i signori con i soldi degli altri!

Per fortuna abbiamo anche tifosi, anche giovani, molto più intelligenti e dotati di senso della realtà, che guardano molto più in profondità e capiscono le difficoltà di stare sul mercato con una agguerritissima concorrenza mondiale e una società che oltre a metterci passione in quello che fa è maniacalmente attenta agli equilibri di bilancio, sapendo che il Napoli non ha le risorse che hanno altre grandi italiane ed europee (anche se si sta davvero "facendo la punta al cervello" per cercare di avvicinarsi ai più virtuosi ed efficienti modelli di impresa calcistica europei) e che basterebbe poco per far scivolare di nuovo indietro nei bilanci e nelle classifiche i colori azzurri.

Ho già scritto più volte che a questi tifosi:
  1. manca il senso della realtà economica che ci circonda, considerando la tremenda crisi che si è abbattuta su gran parte del mondo industrializzato negli ultimi tre anni e che ha portato e sta portando anche nomi eccellenti del mondo del calcio (Inter in primis) ad atteggiarsi in modo molto più prudente e razionale rispetto agli anni precedenti;
  2. manca il senso di cosa significa tenere in piedi una moderna organizzazione imprenditoriale, basata sull'attenzione totale ai costi di produzione (nel caso del calcio soprattutto cartellini, ingaggi, plusvalenze).
Spesso il contenimento dei costi, e lo dimostra anche l'azienda (multinazionale) di cui faccio parte, rappresenta un fattore di competizione decisivo, specie in una congiuntura economica dove fatturare e produrre guadagni è sempre più difficile per una serie di fattori esterni tra cui aggiungo la non ancora citata "tessera del tifoso" e tutti quegli altri strumenti che, nel nome di una sicurezza spesso più presunta che effettiva, stanno scoraggiando sempre più tifosi dall'andare allo stadio.

E in una società che non ha grandissimi capitali di partenza e si trova in un contesto di crisi economica globale, acuito da un tessuto economico locale tra i più degradati d'Europa, contenere i costi per poter poi crescere rappresenta una priorità assoluta.

Ecco quindi che la bontà del mercato azzurro dipende in gran parte dalla qualità del mercato in uscita.

Il Napoli aveva tra i 10 e i 15 "esuberi", ossia giocatori con pochissime richieste di mercato per i loro alti ingaggi e diventati inutili nel progetto per la esorbitante durata media dei loro contratti e perchè tecnicamente "inadeguati" al livello raggiunto in pochissimi anni dalla squadra.

Anche un solo giocatore, con un ingaggio netto di, mettiamo, 750mila euro a stagione può condizionare anche scelte importanti nel mercato in entrata se quel calciatore deve poi rimanere a libro paga in pratica senza poter essere utile.

Quei 750mila euro d'ingaggio per la società di fatto raddoppiano, perchè su quell'ingaggio la società deve pagarci le tasse...quindi siamo già a un milione e mezzo di euro.

Se moltiplichiamo questa somma già per 6, 7 volte (quanti sono mediamente i giocatori che in una rosa possono diventare "inutili" per l'anno successivo), ecco che già arriviamo agevolmente intorno ai 10 milioni di euro.

10 milioni che, se non ti liberi di queste "zavorre", vengono sottratti a possibilità importanti di investimento e se poi ti devi trascinare queste spese inutili per più esercizi di bilancio arrivi a consumare quanto potresti spendere per una sessione di mercato di medio-alto livello.

Ecco quello che molti non capiscono e non capiranno mai del "capolavoro" manageriale fatto quest'anno, già con qualche assaggio a gennaio, nel mercato estivo da Bigon.

Bigon, col suo staff, è riuscito a sgravare di un peso enorme i bilanci del Napoli e i benefici del lavoro fatto quest'anno forse qualcuno li capirà in modo evidente quando il Napoli si ripresenterà sul mercato la prossima estate...e lì, ci scommetto sin da ora, il Napoli potrebbe davvero fare faville!

La bravura di Bigon non è stata soltanto nella capacità di ridurre il libro paga azzurro, ma anche di farlo, spesso, ottenendone persino qualche ricavo a volte non da poco, sia dando prestiti a titolo oneroso (cioè ricevendo in cambio soldi), sia concordando quote di riscatto di valore assolutamente ragguardevole!

Andiamo con un po' di numeri e aiutiamoci con i dati forniti da uno dei siti più attenti ai movimenti di mercato, ossia Napoli2000.com.

A parte i ragazzi della primavera, le cui cessioni sono funzionali a garantire loro esperienze che si spera possano farli crescere, registriamo qualcosa come 16 (dico:sedici!) cessioni, vale a dire:
  • De Zerbi, Zalayeta e Navarro attraverso rescissione (con buonuscita economica a loro favore che comunque rappresenta sempre meno di quanto il Napoli avrebbe dovuto spendere tenendoseli);
  • Calaiò ceduto in via definitiva risolvendo la comproprietà col Siena;
  • Dalla Bona, Rinaudo, Quagliarella, Amodio, Cigarini, Bogliacino, Hoffer e Datolo in prestito (quasi tutti a titolo oneroso a favore del Napoli, che quindi non solo non deve pagare i relativi ingaggi, ma ci ha guadagnato anche qualche milione di euro);
  • Mannini e Denis in comproprietà;
  • Pià e Contini ceduti a titolo definitivo.
E' difficile adesso fare una stima precisa (bisognerebbe conoscere nei dettagli tutte le cifre di tutte le operazioni), ma se anche stimassimo un costo di ingaggio medio netto di 400mila euro per giocatore (quindi 800mila lordi), il Napoli avrebbe risparmiato con queste cessioni tra un minimo di 12 e un massimo di 20 milioni di euro!!!

Questi sarebbero "soldi non spesi" a cui si potrebbero aggiungere qualcosa intorno a una decina di milioni di euro ottenuti attraverso le operazioni di cessione quasi tutte a titolo oneroso (in particolare per quelle di Quagliarella, Cigarini e Denis).

Questi sono numeri eccezionali, in una situazione di crisi come questa, per una società ancora non pienamente conosciuta nei grandi giri internazionali del mercato e che soprattutto ha dovuto cercare di ottenere il massimo offrendo un "prodotto" oggettivamente spesso poco o per nulla appetibile.

Già per me questo rappresenterebbe un risultato straordinario, ma, se vogliamo poi misurarci nell'analisi del mercato in entrata anche qui c'è davvero da complimentarsi con Bigon per l'eccellente rapporto qualità-prezzo che si annuncia (poi il campo dovrà confermarlo) per i nuovi arrivi.

Le correnti di pensiero anche qui sono contrastanti e in verità non è facile dire se il Napoli si è davvero rafforzato o si è indebolito. Anche qui l'errore di moltissimi è quello di dare valutazioni di tipo assoluto, cioè senza tener conto di alcuni fattori importanti che non a caso Bigon ha citato oggi.

Condivido con lui il ragionamento che, se il Napoli, quest'anno facesse solo il campionato, probabilmente potrebbe aspirare con molte possibilità ad entrare davvero nella lotta pur difficilissima per la Champions.

Ma quest'anno c'è un torneo internazionale al quale, lasciando perdere le estemporanee esternazioni del presidente, rappresenta una vetrina sia tecnica sia di prestigio molto importante per il club che, acquisendo più visibilità in Europa, potrebbe davvero l'anno prossimo accrescere la propria credibilità e il proprio "appeal" verso una fascia di calciatori "importanti" ad oggi ancora difficilmente abbordabile.

Il punto focale è che ci potrebbero essere delle ripercussioni nel campionato dovute, come già in parte si è visto anche domenica sera, alla fatica degli impegni europei del giovedì.

IL reparto che più aveva bisogno di innesti era sicuramente il centrocampo e qui abbiamo il ritorno di Blasi e soprattutto l'arrivo di Yebdà che porterebbe di fatto da due a quattro le possibili scelte di Mazzarri per la coppia di mediani, con una maggiore potenza fisica che ho più volte sottolineato con la metafora della "cilindrata" ci è mancata lo scorso anno nel momento decisivo dell'assalto alla Champions.

Resto al momento perplesso sulle condizioni di Blasi che vedo macchinoso e involuto e che spero ritrovi quello smalto che nel primo anno di Napoli lo fece diventare idolo del tifo azzurro.

Se Gargano e Pazienza riescono a tenere i loro livelli e Yebdà si ambienta da par suo, il centrocampo azzurro può a buona ragione definirsi più forte dello scorso anno.

La difesa è il reparto che mi lascia più perplesso: c'è l'incognita Campagnaro che, in forma o non, ha a mio avviso dimostrato tutti i limiti tecnico-tattici che ha come centrale e che portano lui e i suoi compagni (in primis Cannavaro) a non offrire garanzie adeguate.

Sulla carta (ma già dimostrato anche in campo) il terzetto dei centrali meglio assortito è Grava-Cannavaro-Aronica, soprattutto perchè, come ho già spiegato più volte, il lavoro eccezionale di Grava esalta anche le migliori doti di Paolo che con Gianluca in campo, disputa a sua volta partite di livello assoluto, non avendo quell'affanno e quella preoccupazione che gli genera la presenza di un "non-difensore" come Campagnaro, le cui eccezionali doti atletiche e agonistiche potrebbero essere molto più valorizzate su una fascia o addirittura in mezzo al campo!

Certo sarei più tranquillo se finalmente Santacroce riuscisse a tornare ai suoi livelli atletici e, dopo un anno di inattività, sarà davvero dura per Fabiano.

Tutto da scoprire è l'apporto di Cribari che, fino a due anni fa, si distingueva per peso agonistico ma che lo scorso anno ha giocato e convinto poco...speriamo bene che non ci faccia rimpiangere un non eccezionale centrale come Rinaudo.

Sulle fasce siamo nettamente più forti con un Dossena mai visto lo scorso anno su questi livelli e con uno Zuniga in forma smagliante e molto più grintoso, convinto e tecnicamente completo dello scorso anno. Speriamo che anche Vitale, alla fine rimasto alla base, possa crescere sotto la guida di Mazzarri e a quel punto avremmo un reparto esterni davvero di gran lusso.

In attacco a mio avviso abbiamo avuto una certa qual perdita con la cessione di Quagliarella anche se il peso di questa perdita andrebbe un attimo calibrato rispetto a quanto effettivamente Fabio ha offerto alla squadra lo scorso anno.

Non parlo adesso dei soli demeriti di Fabio, ma anche sulla vera e propria incompatibilità tra le caratteristiche di Lavezzi e Hamsik con quelle di Fabio, su cui già ci siamo soffermato giusto qualche giorno fa.

Cavani sembra integrarsi molto meglio tecnicamente e direi anche psicologicamente e caratterialmente con il resto della squadra.

Gli arrivi di Lucarelli e del giovanissimo talento Dimitru danno poi quella ricchezza e varietà tecnica che è sembrata mancare con il duo Denis-Hoffer: il Tanque, utilissimo alla manovra, ha però inciso poco in fase realizzativa, Hoffer non si è mai visto, mentre sappiamo quanto Lucarelli veda molto di più la porta di Denis e Dimitru è accompagnato da "recensioni" di chi lo ha visto giocare più volte che parlano di una prima punta paragonabile, come caratteristiche, a quelle di Henry!

Crediamo che se il ragazzo di ambienta bene a Napoli, potrebbe trovare molto più spazio di quanto si possa immaginare e offrire un contributo importante.

Il disegno tattico complessivo di Mazzarri è chiaro: partire con una formazione di "atipici" davanti, con il trio Cavani-Lavezzi-Hamsik, creando poi eventuali varianti con gli ingressi di Sosa, Lucarelli e Dimitru.

Sembra anche qui un reparto con molte più potenzialità rispetto a quanto dimostrato dal pacchetto avanzato dello scorso anno che, lo ricordiamo, ha prodotto 35 gol in cinque (Hamsik 12, Quagliarella 11, Lavezzi 7, Denis 5 e Hoffer zero).

Adesso arriva una sosta quantomai opportuna per riprendere fiato e per favorire l'inserimento dei nuovi arrivi.

Osserveremo con attenzione l'evolversi della squadra segnalando, come nostro solito e cercando di offrire sempre punti di osservazione non banali e scontati, sia le perplessità sia i punti di forza che il campo via via farà emergere.

Per il momento, per quanto mi riguarda, il Napoli merita un "otto" per il mercato, considerandolo nel suo complesso tra entrate e uscite e ricordando ai meno attenti che alcune delle uscite più "clamorose" sono anche il frutto di una precisa scelta societaria che condivido molto e che si basa sul non costringere chi non è convinto e disponibile a darsi incondizionatamente al progetto azzurro (anche accettando di giocare di meno in certi momenti) a rimanere qui a dispetto dei santi per mantenere invece nel gruppo chi sia disposto a qualunque sacrificio.

E dico io, signori miei, spogliatoi e grandi risultati si costruiscono anche così!

Forza Napoli!!!