De Sanctis: 7 - Provvidenziale al 3' su tiro di Palladino da fuori, non può nulla sulla conclusione dell'1 a 0. Nella ripresa si getta a corpo morto su ogni mischia, su ogni pallone, su ogni pericolo con grandissimo coraggio!
Santacroce: 6 - Si fa sfuggire Palladino due volte nei primi 3 minuti di gioco, continua a soffrire l'irruenza degli attaccanti parmensi, ma piano piano comincia a prendere le misure nel corso del match, fino a domare chiunque passi dalle sue parti. Si vede che ancora non è al meglio perchè prevale più spesso con le cattive che con le buone, ma non importa...
Cribari: SV - Pochi minuti per lui, si schiera sul lato destro al posto di Santacroce e ha il tempo per un tackle difensivo concluso con successo e autorevolezza.
Cannavaro: 7 - Puntuale e affidabile come al solito. Un cardine essenziale per la sicurezza azzurra.
Victor Ruiz: 7 - Esordio non facile, sul suo lato imperversano Valiani e Candreva non troppo ben "filtrati" dal centrocampo azzurro, ma i suoi interventi sono sempre precisi e affidabili e in più tenta più volte lunghi e spesso precisi cambi di gioco a saltare il centrocampo. Nel secondo tempo i suoi avversari spariscono, un po' per loro limiti fisici, un po' per la mostruosa prestazione difensiva di Zuniga nella ripresa che chiude ogni varco e leva ogni difficoltà al giovane spagnolo.
Maggio: 7 - Inizio in sordina, anche se subito meglio rispetto a domenica scorsa, già nel primo tempo affonda spesso e per poco non riesce anche a impattare verso la porta. Cambia marcia nella ripresa approfittando fino in fondo del calo degli avversari e infine affondando nel burro per il gol della sicurezza e del trionfo. Diffidato e ammonito, salterà il match di domenica prossima col Cagliari.
Zuniga: 7,5 - Diagonale provvidenziale su Bojinov lanciato a rete, nel primo tempo appare in difficoltà fisica e tattica rispetto alle eccelse prestazioni delle scorse settimane, quando lascia troppo spazio sulle avanzate di Valiani e Candreva costringendo Pazienza a rientri massacranti per coprire Ruiz. Ma nella ripresa disputa una prestazione eccezionale per abnegazione e sacrificio difensivo, chiudendo tutti, ma proprio tutti i varchi e sigillando la difesa azzurra. Nel finale si lancia più volte in contropiede, sfiora un gol, va in due contro uno e non riesce a servire Cavani per il gol che chiuderebbe anticipatamente il match ma poi governa palla con sapienza tenendola spesso lontana dall'area azzurra. Un fattore!
Yebda: 6,5 - Servirebbe più qualità che il franco-algerino non è proprio in grado di offrire. Nel primo tempo troppo falloso su un terreno che a lui dovrebbe essere congeniale. Nella ripresa più ordinato e disciplinato, fa finalmente valere il suo peso e gli azzurri finiscono dominando il centrocampo.
Gargano: 7 - Una panchina che gli offre un bagno di umiltà che il Pichulo accetta: aspetta il suo turno, entra per una manciata di minuti, combatte, recupera palloni su palloni, smista palla finalmente con precisione e semplicità e pressando pressando crea quella confusione nella difesa parmense che favorisce, con un rimpallo, il gol del 3 a 1 che chiude la partita.
Pazienza: 7,5 - Di gran lunga il migliore dei suoi nel primo tempo: si sacrifica con massacranti rientri sul lato sinistro della difesa azzurra nel tentativo di contenere le avanzate di Valiani e Candreva. Proprio da una di queste situazioni tattiche nasce il calcio d'angolo su cui il Parma trova il vantaggio e, se è vero che Palladino compie una prodezza balistica, è anche vero che l'attaccante parmense lo può fare perchè sfugge alla marcatura del mediano azzurro sul calcio d'angolo. Nella ripresa, grazie alla vertiginosa crescita di Zuniga, può dedicarsi all'ordinaria amministrazione filtrando e facendo ripartire l'azione azzurra.
Hamsik: 7,5 - Continuo nella partecipazione alla manovra, nel primo tempo mette un bellissimo pallone in mezzo che il Lucarelli parmense quasi trasforma in autogol per anticipare Cavani, ma si scatena davvero nella ripresa: segna il gol del pari, seppure in fuorigioco, ma soprattutto offre un assist strepitoso per il gol del vantaggio del Pocho, si prende il fallo da espulsione di Galloppa e aiuta la squadra con generosi rientri, preziosissimi nel finale.
Mascara: SV - Entra nel recupero, giusto per tenere palla e offrire ad Hamsik una standing ovation.
Lavezzi: 8 - Primo tempo da 5,5. L'inattività si sente, fa tanto movimento, ma appare poco brillante e non supera quasi mai in velocità i suoi avversari diretti. Nella ripresa travolge e devasta tutto e tutti, sfascia la difesa parmense, la affetta come il burro, offre un pallone da spingere in porta per il pareggio di Hamsik, si lancia in profondità a cogliere il favoloso assist di Hamsik per il gol che capovolge la partita e poi continua a massacrare la difesa parmense che si arrende di fronte allo strapotere del Pocho! Il fattore determinante della vittoria azzurra.
Cavani: 6 - Nel primo tempo fa grande fatica ad accendersi, rientra troppo, si trova in situazioni "interessanti" in un paio di occasioni. Nella ripresa si accende il Pocho e gli altri compagni e il Matador sfiora più volte la marcatura.
Mazzarri: 6,5 - Nel primo tempo Marino vince il confronto tattico col tecnico azzurro: i movimenti sui lati, specie con Valiani e Candreva sul lato sinistro della difesa azzurra, limitano le avanzate di Zuniga e sottraggono Pazienza al filtro nella zona centrale del campo, costringendolo a ripiegare troppo sulla fascia. La scelta di Yebda sembra pagare poco, laddove il franco algerino dovrebbe dominare sul campo pesante di Parma. Nella ripresa corregge posizioni e atteggiamenti tattici: riesce a ottenere da Zuniga la dovuta copertura che evita a Pazienza i massacranti rientri del primo tempo, trova maggior equilibrio a centrocampo, riesce ad ottenere il meglio dagli uomini più appannati nel primo tempo e per il Parma è stata notte fonda.
Arb. Morganti: 5,5 - Nel primo tempo arbitraggio autorevole e sempre preciso sia nelle decisioni sugli scontri di gioco sia nella distribuzione dei cartellini. Nella ripresa viene subito tradito dall'assistente Rosi che non vede il netto fuorigioco di Hamsik sul pareggio azzurro. Alla fine si tratta di un unico errore ma che, condizionando gli equilibri della partita, non può garantirgli la sufficienza, anche per un mani di Cannavaro tutto da verificare, che costa l'ammonizione al centrale azzurro.
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domenica 13 marzo 2011
venerdì 11 marzo 2011
Norditanza, Genoveffe, Cenerentole, Moviole in campo e girocolli...
Agli affezionati lettori di questo piccolo blog sono debitore di una gustosa curiosità, ovvero svelare qual è il giornalista che ha proposto il geniale termine "norditanza". Si tratta del direttore del Guerin Sportivo, Matteo Marani, che spesso interviene con estremo garbo e intelligenza durante l'appuntamento quotidiano di Marte Sport Live.
Un altro "gentiluomo dell'etere", sempre garbatissimo quanto netto e mai banale nelle sue valutazioni critiche è il direttore di Quotidiano.net, Xavier Iacobelli, che quest'oggi, sempre a Marte Sport Live, è partito dalle ironiche parole del Presidente Aurielio De Laurentiis sulle Cenerentole e le Genoveffe del campionato, per sottolineare come la crisi del calcio e dello sport italiano (che rispecchia la più generale crisi di questo paese) sta nella dirigenza più volte definita senza mezzi termini "preistorica" da Iacobelli, vecchia, decrepita e che ancora accampa pretese sul presente e sul futuro del calcio e dello sport italiano.
Come si può pensare, si domanda Iacobelli, di mettere la Lega Calcio, per il dopo Beretta (e chi è??? che ha fatto quest'uomo per il nostro calcio di club??? Chi l'ha visto???), nelle mani di un certo Franco Carraro che, a parte il disgustoso passato recente di cui si è reso protagonista nel mondo del calcio italiano, compirà 74 anni a dicembre e muove i fili del potere calcistico e sportivo da oltre 40 anni?
Coem si può pensare, si domanda ancora Iacobelli, di mettere a capo del Comitato Olimpico per Roma 2020 un Mario Pescante che in quella data, glielo auguriamo, raggiungerà la soglia degli 80 anni?
Il punto non è l'età anagrafica di questo o quel protagonista o una guerra contro l'anziano di turno, ma questo paese, non solo nel calcio e nello sport, sta morendo di arteriosclerotica gerontocrazia
La Norditanza, per i critici meno faziosi come quelli appena citati esiste eccome e sta rovinando sempre di più un mondo che avrebbe bisogno di energie, idee, entusiasmo, competenze e persone "nuove" come quelle portate dal presidente del Napoli che, diciamolo, neanche lui è proprio di primo pelo, ma almeno cerca con coraggio di portare quel livello di innovazione che, come insegnano i grandi tornei professionistici americani come quello di baseball, di football e di basket, pur muovendo miliardi di dollari, rappresentano un'attrattiva sempre straordinaria per un motivo semplice ed elementare: la presenza di tutta una serie di meccanismi che cercano di creare il maggiore equilibrio possibile tra le contendenti dei vari campionati in modo da offrire spettacoli tecnici sempre di alto livello spettacolare e di tensione.
Certo anche nei tornei americani esistono squadre fortissime, forti, deboli e debolissime, ma non sono mai le stesse di anno in anno e anche una squadra debole può aspirare a diventare nel giro di qualche anno una franchigia temuta e rispettata e vincere un campionato.
Certo il calcio in Italia (ma anche in Europa) è un mondo totalmente differente: la sudditanza non esiste solo in Italia e anche a livello europeo certe maglie e certi stadi incutevano e in parte ancora incutono, diciamo così, rispetto...ma avete visto, ad esempio, come si lamentavano i milanisti durante la partita col Tottenham su certi contrasti dove in Italia sono abituati ad essere maggiormente "tutelati"?
Il problema di un sistema "a caste" fatto di Genoveffe (Inter, Milan e Juve su tutte) e di cenerentole (le altre) è uno dei fattori scatenanti della crisi tecnica del nostro calcio, già minato da una crisi economica che negli ultimi anni ci ha ridimensionato tanto rispetto ai decenni di vacche grasse degli '80 e dei '90.
Un movimento calcistico per esser forte a livello internazionale deve selezionare i migliori sul campo, non solo nei palazzi del potere: è un problema non solo calcistico, ma di cultura imprenditoriale e politica, dove i rapporti di potere prevalgono sui meriti e sulla competenza e quando un sistema si regge sui primi anzichè sui secondi, quando deve competere con altri sistemi che si basano sui secondi entra in crisi, si sente "non protetto" perchè dentro i suoi confini è abituato a certe "garanzie" e "protezioni".
Si tratta di temi non di oggi, ma che in altre epoche storiche, quando l'Italia riusciva comunque ad attrarre eccellenze da altri movimenti calcistici e creare a sua volta eccellenze come il centro tecnico di Coverciano o il lavoro sui vivai, teneva l'Italia comunque all'avanguardia del calcio internazionale. Ma oggi il mondo è cambiato: la globalizzazione ha portato un po' ovunque competenze prima riservate a pochi, gli stessi allenatori italiani hanno cominciato a girare il mondo, il lavoro sui vivai e sull'addestramento tecnico è stato via via abbandonato, salvo rare eccezioni e gli stessi vivai superstiti si sono a loro globalizzati creando concorrenza sin dai livelli più bassi dei settori giovanili.
Il calcio italiano è malato della stessa malattia di cui è malato il nostro paese: gerontocrazia, pochi investimenti sulla "ricerca" (la "ricerca" nel calcio sono i settori giovanili), meccanismi di oligopolio (potere in mano a pochi, sempre gli stessi) anzichè concorrenza.
Anche in Spagna, ad esempio, il movimento calcistico è "oligarchico", addirittura ancora più che in Italia, ma il successo spagnolo degli ultimi anni sta nella capacità di muovere energie politiche (vedi gestione degli stadi), economiche (tassazioni agevolate sugli ingaggi dei giocatori), tecniche (investimenti massicci sui settori giovanili e allenamento al gioco e alla tecnica prima che alla tattica).
E qui? E qui si sciupa ogni giorno un patrimonio di passione e tradizione paradossalmente proprio con la patologica mancanza di interesse per l'innovazione e l'innalzamento del livello tecnico del torneo italiano: 20 squadre e 38 giornate, in un calendario mondiale già intasato, sono troppe e ci fanno solo male a livello internazionale.
Anzichè agevolare le squadre che giocano in Europe League, come si fa per quelle che giocano in Champions,
ci si diverte a creare ingorghi paurosi di calendario: alla fine tante, troppe partite di qualità scadente, una pietanza troppo abbondante, da bulimici, ma di gusto sempre più povero e insipido.
E di che si parla poi? Del fatto che il Napoli fa vittimismo??? La storia la scrive sempre chi comanda: se si lamenta chi comanda, sta tutelando i suoi diritti, se si lamenta chi non comanda, fa del vittimismo.
Che differenze ci sono tra gli strepiti di Galliani e Berlusconi contro Russo di Nola all'indomani di Cesena-Milan, di Marotta all'indomani di Palermo Juventus rispetto alle recenti e giustificate esternazioni di De Laurentiis e Mazzarri?
Avete fatto mente locale da quando si parla tanto di moviole e fuorigioco? La svolta simbolica, a mio avviso, avviene nel campionato 80-81, Juve Roma 0 a 0 e gol del romanista Turone annullato per fuorigioco di centimetri, gol che avrebbe spianato la strada dello scudetto alla Roma.
In quel periodo storico la tecnologia delle riprese televisive comincia a fare passi avanti, si affacciano le TV private, aumentano le telecamere che riprendono le partite, molte piu' persone rispetto ai decenni precedenti assistono alle singole partite grazie alla loro diffusione in televisione.
Questo significa che se gli arbitri facevano certe cose negli anni '50, '60 e '70, per dire, i "testimoni" erano quasi sempre soltanto gli spettatori presenti allo stadio, laddove oggi lo "stadio" e' fatto di diversi milioni di occhi e tante telecamere con qualita' delle immagini sempre migliore.
Era più facile dunque, un tempo, accusare di vittimismo o mascherare certi "venti di norditanza" rispetto ad oggi perchè oggi ci sono più "testimoni" e più "allenati" a vedere, a notare certe cose, certi atteggiamenti.
A questo punto però mi domando una cosa che mi gira in testa da anni: perchè tanti presidenti si lamentano e poi a capo della Lega si propongono i soliti noti (tipo Carraro) o dei "signor nessuno" (come l'attuale Beretta)?
Ma i voti per eleggere il presidente della Lega si contano o si pesano? Ogni voto conta per uno o i voti di Milan, Inter e Juve pesano più delle altre 17 Cenerentole?
Si avvicinano le elezioni del nuovo presidente di Lega al posto di Beretta e incombe la "minaccia Carraro"! De Laurentiis, che sta portando nuove idee molto apprezzate da tanti suoi colleghi, come il doppio sponsor sulle maglie, puo' coagulare il consenso delle medio-piccole?
Intanto molto si discute, a proposito della "Norditanza" sul possibile uso della moviola in campo...Ma la moviola in campo servirebbe? A mio avviso fino a un certo punto, mi spiego:
Un altro "gentiluomo dell'etere", sempre garbatissimo quanto netto e mai banale nelle sue valutazioni critiche è il direttore di Quotidiano.net, Xavier Iacobelli, che quest'oggi, sempre a Marte Sport Live, è partito dalle ironiche parole del Presidente Aurielio De Laurentiis sulle Cenerentole e le Genoveffe del campionato, per sottolineare come la crisi del calcio e dello sport italiano (che rispecchia la più generale crisi di questo paese) sta nella dirigenza più volte definita senza mezzi termini "preistorica" da Iacobelli, vecchia, decrepita e che ancora accampa pretese sul presente e sul futuro del calcio e dello sport italiano.
Come si può pensare, si domanda Iacobelli, di mettere la Lega Calcio, per il dopo Beretta (e chi è??? che ha fatto quest'uomo per il nostro calcio di club??? Chi l'ha visto???), nelle mani di un certo Franco Carraro che, a parte il disgustoso passato recente di cui si è reso protagonista nel mondo del calcio italiano, compirà 74 anni a dicembre e muove i fili del potere calcistico e sportivo da oltre 40 anni?
Coem si può pensare, si domanda ancora Iacobelli, di mettere a capo del Comitato Olimpico per Roma 2020 un Mario Pescante che in quella data, glielo auguriamo, raggiungerà la soglia degli 80 anni?
Il punto non è l'età anagrafica di questo o quel protagonista o una guerra contro l'anziano di turno, ma questo paese, non solo nel calcio e nello sport, sta morendo di arteriosclerotica gerontocrazia
La Norditanza, per i critici meno faziosi come quelli appena citati esiste eccome e sta rovinando sempre di più un mondo che avrebbe bisogno di energie, idee, entusiasmo, competenze e persone "nuove" come quelle portate dal presidente del Napoli che, diciamolo, neanche lui è proprio di primo pelo, ma almeno cerca con coraggio di portare quel livello di innovazione che, come insegnano i grandi tornei professionistici americani come quello di baseball, di football e di basket, pur muovendo miliardi di dollari, rappresentano un'attrattiva sempre straordinaria per un motivo semplice ed elementare: la presenza di tutta una serie di meccanismi che cercano di creare il maggiore equilibrio possibile tra le contendenti dei vari campionati in modo da offrire spettacoli tecnici sempre di alto livello spettacolare e di tensione.
Certo anche nei tornei americani esistono squadre fortissime, forti, deboli e debolissime, ma non sono mai le stesse di anno in anno e anche una squadra debole può aspirare a diventare nel giro di qualche anno una franchigia temuta e rispettata e vincere un campionato.
Certo il calcio in Italia (ma anche in Europa) è un mondo totalmente differente: la sudditanza non esiste solo in Italia e anche a livello europeo certe maglie e certi stadi incutevano e in parte ancora incutono, diciamo così, rispetto...ma avete visto, ad esempio, come si lamentavano i milanisti durante la partita col Tottenham su certi contrasti dove in Italia sono abituati ad essere maggiormente "tutelati"?
Il problema di un sistema "a caste" fatto di Genoveffe (Inter, Milan e Juve su tutte) e di cenerentole (le altre) è uno dei fattori scatenanti della crisi tecnica del nostro calcio, già minato da una crisi economica che negli ultimi anni ci ha ridimensionato tanto rispetto ai decenni di vacche grasse degli '80 e dei '90.
Un movimento calcistico per esser forte a livello internazionale deve selezionare i migliori sul campo, non solo nei palazzi del potere: è un problema non solo calcistico, ma di cultura imprenditoriale e politica, dove i rapporti di potere prevalgono sui meriti e sulla competenza e quando un sistema si regge sui primi anzichè sui secondi, quando deve competere con altri sistemi che si basano sui secondi entra in crisi, si sente "non protetto" perchè dentro i suoi confini è abituato a certe "garanzie" e "protezioni".
Si tratta di temi non di oggi, ma che in altre epoche storiche, quando l'Italia riusciva comunque ad attrarre eccellenze da altri movimenti calcistici e creare a sua volta eccellenze come il centro tecnico di Coverciano o il lavoro sui vivai, teneva l'Italia comunque all'avanguardia del calcio internazionale. Ma oggi il mondo è cambiato: la globalizzazione ha portato un po' ovunque competenze prima riservate a pochi, gli stessi allenatori italiani hanno cominciato a girare il mondo, il lavoro sui vivai e sull'addestramento tecnico è stato via via abbandonato, salvo rare eccezioni e gli stessi vivai superstiti si sono a loro globalizzati creando concorrenza sin dai livelli più bassi dei settori giovanili.
Il calcio italiano è malato della stessa malattia di cui è malato il nostro paese: gerontocrazia, pochi investimenti sulla "ricerca" (la "ricerca" nel calcio sono i settori giovanili), meccanismi di oligopolio (potere in mano a pochi, sempre gli stessi) anzichè concorrenza.
Anche in Spagna, ad esempio, il movimento calcistico è "oligarchico", addirittura ancora più che in Italia, ma il successo spagnolo degli ultimi anni sta nella capacità di muovere energie politiche (vedi gestione degli stadi), economiche (tassazioni agevolate sugli ingaggi dei giocatori), tecniche (investimenti massicci sui settori giovanili e allenamento al gioco e alla tecnica prima che alla tattica).
E qui? E qui si sciupa ogni giorno un patrimonio di passione e tradizione paradossalmente proprio con la patologica mancanza di interesse per l'innovazione e l'innalzamento del livello tecnico del torneo italiano: 20 squadre e 38 giornate, in un calendario mondiale già intasato, sono troppe e ci fanno solo male a livello internazionale.
Anzichè agevolare le squadre che giocano in Europe League, come si fa per quelle che giocano in Champions,
ci si diverte a creare ingorghi paurosi di calendario: alla fine tante, troppe partite di qualità scadente, una pietanza troppo abbondante, da bulimici, ma di gusto sempre più povero e insipido.
E di che si parla poi? Del fatto che il Napoli fa vittimismo??? La storia la scrive sempre chi comanda: se si lamenta chi comanda, sta tutelando i suoi diritti, se si lamenta chi non comanda, fa del vittimismo.
Che differenze ci sono tra gli strepiti di Galliani e Berlusconi contro Russo di Nola all'indomani di Cesena-Milan, di Marotta all'indomani di Palermo Juventus rispetto alle recenti e giustificate esternazioni di De Laurentiis e Mazzarri?
Avete fatto mente locale da quando si parla tanto di moviole e fuorigioco? La svolta simbolica, a mio avviso, avviene nel campionato 80-81, Juve Roma 0 a 0 e gol del romanista Turone annullato per fuorigioco di centimetri, gol che avrebbe spianato la strada dello scudetto alla Roma.
In quel periodo storico la tecnologia delle riprese televisive comincia a fare passi avanti, si affacciano le TV private, aumentano le telecamere che riprendono le partite, molte piu' persone rispetto ai decenni precedenti assistono alle singole partite grazie alla loro diffusione in televisione.
Questo significa che se gli arbitri facevano certe cose negli anni '50, '60 e '70, per dire, i "testimoni" erano quasi sempre soltanto gli spettatori presenti allo stadio, laddove oggi lo "stadio" e' fatto di diversi milioni di occhi e tante telecamere con qualita' delle immagini sempre migliore.
Era più facile dunque, un tempo, accusare di vittimismo o mascherare certi "venti di norditanza" rispetto ad oggi perchè oggi ci sono più "testimoni" e più "allenati" a vedere, a notare certe cose, certi atteggiamenti.
A questo punto però mi domando una cosa che mi gira in testa da anni: perchè tanti presidenti si lamentano e poi a capo della Lega si propongono i soliti noti (tipo Carraro) o dei "signor nessuno" (come l'attuale Beretta)?
Ma i voti per eleggere il presidente della Lega si contano o si pesano? Ogni voto conta per uno o i voti di Milan, Inter e Juve pesano più delle altre 17 Cenerentole?
Si avvicinano le elezioni del nuovo presidente di Lega al posto di Beretta e incombe la "minaccia Carraro"! De Laurentiis, che sta portando nuove idee molto apprezzate da tanti suoi colleghi, come il doppio sponsor sulle maglie, puo' coagulare il consenso delle medio-piccole?
Intanto molto si discute, a proposito della "Norditanza" sul possibile uso della moviola in campo...Ma la moviola in campo servirebbe? A mio avviso fino a un certo punto, mi spiego:
- nel tennis l'uso della moviola e' semplice e non da' adito ad alcuna possibile contestazione: il "falco" viene usato per dire se la pallina e' rimasta in campo (IN) o e' uscita fuori (OUT), quindi valuta un evento il cui risultato e' definito oggettivamente da un computer
- situazioni analoghe nel calcio potrebbero esserci per un gol-non gol, una rimessa contestata, forse un fuorigioco (ma non con la regola attuale della "parte utile" del corpo che si espone a interpretazioni anche soggettive), ma un rigore? Prendiamo un caso come quello di Maggio: l'arbitro rivede l'azione e ritiene che il fallo, anche alla moviola, non ci sia, che il contatto sia regolare. Ecco il problema: ci sono situazioni nelle quali il problema non e' vedere o non vedere, ma interpretare. Certo in alcuni casi in cui l'arbitro davvero non vede e quindi la moviola aiuterebbe a salvare l'arbitro nelle situazioni in cui non vede nulla. Ma ci sarebbero comunque situazioni in cui l'arbitro vede e rivede e potrebbe sempre avere quella sudditanza che lo potrebbe portare, anche ad azione rivista,a fischiare o non fischiare a seconda delle maglie.
- Mi sono fato la convizione, e non da oggi, che in Italia, a livello Uefa e a livello Fifa, la moviola in campo sia volutamente ignorata perche' sottrarrebbe troppo "potere" all'arbitro e a chi li gestisce
E poi l'international board, diceva oggi Iacobelli, si riunira' nelle prossime settimane per vietare l'uso dei girocolli di lana (tipo quello che usa Pazienza nelel giornate piu' fredde) per tutelare l'incolumita' dei giocatori...quindi, signori miei, di che parliamo?
martedì 8 marzo 2011
La "controclassifica" di MSN.IT - COGLIETE LE DIFFERENZE!
A proposito di "vento arbitrale", ecco una fonte al di sopra di ogni sospetto di faziosità a favore del Napoli: la "controclassifica" di MSN.IT.
Senza commento...
Senza commento...
Il campionato come il National Geographic Channel
Una delle mie grandi passioni, oltre al Napoli, sono la natura, l'astronomia e quindi i documentari storici e scientifici.
Ecco quindi che molto del mio tempo libero lo passo guardando documentari storici (su History Channel) e scientifici (su National Geographic Channel) e ripensando ai grandi documentari sul potere e sulla corruzione nell'antica Roma piuttosto che sulle gerarchie in base alle quali i predatori carnivori che cacciano in branco si nutrono delle loro prede, ho pensato improvvisamente al nostro campionato di serie A, ma non solo a quello attuale, ma alle decine e decine di campionati che ho seguito da quando ero bambino e (ancora) credevo alla Befana.
In particolare, se vi capita di osservare uno delle migliaia di documentari di cui il National Geographic e' straordinario e ineguagliabile artefice da decenni, uno di quei documentari che fanno vedere come i predatori carnivori che cacciano in branco si nutrono delle loro vittime, potrete capire molto di piu' dei meccanismi di spartizione del potere nell'ambito del campionato di calcio e quindi della conseguente sudditanza psicologica degli arbitri verso le grandi.
La caccia in branco prevede che una volta ottenuta la preda, esista un arigida gerarchia con cui la preda viene divorata: ai capibranco i pezzi migliori e piu' grandi, ai subalterni cio' che resta e guai a non rispettare le gerarchie! Si rischia di essere sbranati a propria volta dai propri simili!
Il campionato di calcio e' un po' come una succulenta preda e anche in questo caso esistono capibranco e subalterni.
Partiamo dal presupposto che l'essere umano, come e piu' di ogni altro essere vivente, e' guidato dall'ambizione, dal desiderio innato di migliorare la propria condizione eisstenziale e il proprio benessere, innanzitutto materiale e poi, magari, spirituale, di acquisire sempre piu' potere per fronteggiare al meglio possibile le difficolta' della vita.
Nel far questo entra necessariamente in competizione con i suoi simili e quindi le proprie azioni sono, non necessariamente in malafede, guidate da questa spinta che, apllicata nel mondo arbitrale, significa cercare di acquisire prestigio, arbitrare match importanti (quelli con le grandi del campionato), diventare internazionale e quindi, alla fine, poter guadagnare di piu' da questo lavoro con gettoni di presenza e magari (vedi il Collina di qualche anno fa) persino con prestigiosi e remunerativi contratti pubblicitari.
Per entrare in questo "circolo virtuoso" l'arbitro deve cercare di ingraziarsi i "capibranco" del sistema: il Milan di Berlusconi e Mediaset, l'Inter di Moratti e Telecom e, qualche anno fa, la Juve di Gianni Agnelli e della Fiat.
Pochi ci hanno riflettutto, perche' le parole di Moggi vengono considerate da tutti quelle di un "capomafia" inaffidabile, corrotto e mai credibile, ma se qualcuno avesse la pazienza di ascoltarle con attenzione e di sovrapporle alla realta' economico-politica degli ultimi 15 anni del nostro paese, comincerebbe a trovare interessanti connessioni.
Cos'e' successo negli ultimi 15 anni nell'economia del nostro paese ...e quindi di riflesso nel calcio? La famiglia Agnelli, in auge fino alla prima meta' degli anni '80 (periodo in cui non a caso la Juve vinceva vagonate di scudetti), ha risentito sempre piu' della crisi della Fiat e poi dell'editoria, due settori di fondamentale interesse in un mondo cosi' politicamente rilevante come quello del calcio, a cui si e' aggiunta la scomparsa fisica dei grandi fratelli che reggevano le sorti della grande Juventus che non a caso aveva dominato nel secondo dopoguerra.
L'economia italiana, dagli anni '80 in poi, si e' andata spostando dall'industria (Fiat) ai servizi (telecomunicazioni, Telecom e televisione, Mediaset) e quindi figure come Berlusconi e Moratti (quest'ultimo con interessi forti anche in un altro settore strategico come quello petrolifero) sono emerse prepotentemente nel corso degli anni '90 e all'inizio del 2000 si sono ormai stabilizzate come concorrenti sempre piu' forti rispetto allo storico ma decadente "capobranco" chiamato Juventus-Fiat-Agnelli.
La morte dell'Avvocato diventa uno spartiacque simbolico, un passaggio di consegne tra un vecchio equilibrio a tre (Juve-Inter-Milan) che ha caratterizzato il "secondo novecento industriale, politico e calcistico" a un nuovo equilibrio a due in cui Moggi cerca, col suo operato, di compensare ad un potere retrostante (quello della famiglia Agnelli) sempre piu' disorientato e debole rispetto alla forza sempre crescente di un Berlusconi ormai diventato Presidente del Consiglio e di un Moratti che ha consolidato la sua rete di conoscenze nel mondo del calcio.
Moggi quindi cerca di sgomitare, a beneficio della Juve, in uno spazio in cui appare sempre piu' stretto, sempre piu' stritolato dagli altri due capobranco che ormai ritengono di poter "fagocitare" il loro storico compagno di merende.
Ecco quindi Calciopoli, anno 2006, dove tutte le luci della corruzione sono puntate su Moggi, mentre l'operato dei dirigenti milanisti (Meani) e interisti passano quasi nell'ombra, quasi nel dimenticatoio, nonostante le famose intercettazioni coinvolgano anche loro nella "marmellata" dei rapporti "informali" tra societa' e mondo arbitrale.
Moggi dunque, non avendo una famiglia Agnelli degna degli anni ruggenti e di un potere ormai compromesso dai tempi nuovi, soccombe laddove i suoi omologhi degli altri "capobranco" possono mettere in campo tutto il loro potere economico, politico e mediatico per "salvare" l'immagine di Milan e Inter.
Ecco quindi il cambiamento storico che avviene nel corso degli ultimi 10 anni nel nostro campionato: storicamente i "capobranco" Inter, Milan e Juve si spartiscono, salvo rarissime eccezioni, i campionati in base alla potenza economica e tecnica che nel corso dei decenni sono in grado di esprimere e agli altri vanno le briciole.
Gli arbitri, per salvaguardare il proprio "istinto di conservazione", fiutano il vento e si allineano cercando di non compiere troppi sgarbi verso i potenti di turno per poter coltivare ambizioni e carriere personali.
Dunque la sudditanza e' davvero tale e non si puo' parlare di corruzione del tipo "soldi in cambio di..."
E' vero che gli arbitri non sono in malafede, ma in un certo senso sono condizionati dalla necessita' di fischiare in un certo modo se vogliono sperare di poter fischiare a livelli piu' alti e su palcoscenici nazionali e internazionali sempre piu' prestigiosi.
Si tratta di un'aspirazione non di oggi, ma di sempre: piu' volte in questi ultimi anni protagonisti diretti del mondo del calcio hanno ricordato un celebre arbitraggio di Gonella in un Inter Napoli degli anni '70 dove il Napoli, in vantaggio alla fine del primo tempo, si trovo' sconfitto con decisioni a dir poco "discutibili" del suddetto arbitro che, lo ricordo per i piu' smemorati e i piu' giovani, ebbe il prestigioso incarico di arbitrare neientemeno che la finale mondiale di Argentina 78 tra Argentina e Olanda, onore, per dire, mai toccato a quello che unanimemente viene considerato il miglior arbitro italiano di tutti i tempi, ossia Concetto Lo Bello.
Quello che i piu' attenti osservatori notano in certi arbitraggi di certe partite, a parte l'episodio clamoroso, e' anche una certa tendenza (ad eesempio lo faceva Rosetti in passato, oggi lo fa un Rocchi o un Rizzoli, ma anche altri) a "indirizzare" le partite (o fasi di partite) in una certa direzione, quando ce n'e' bisogno.
Ad esempio in Milan Napoli non mi ha colpito soltanto l'episodio del rigore di Aronica, ma soprattutto i tre fuorigioco inesistenti fischiati durante fasi cruciali della partita, in particolare:
La Lazio ha fatto la stessa partita un mese prima degli azzurri, come gli azzurri non ha fatto un tiro in porta, ma alla fine, senza clamorosi interventi arbitrali, e' riuscita a portarsi a casa un immeritatissimo 0 a 0.
Torniamo alle "ambizioni arbitrali": Banti di Livorno aspira da tempo a diventare internazionale. Come non legare questo suo desiderio con la decisione guardacaso a favore del Milan prima dello scontro diretto col Napoli (che a Chievo aveva perso) e che ha spalancato le porte della vittoria a Chievo col famoso fallo di mano di Robinho e la famosa affermazione di Sorrentino (portiere del Chievo) sull'esistenza di due regolamenti, uno per le grandi e uno per le piccole?
Fanno specie le dichiarazioni di un Nicchi che gia' da arbitro si distingueva per la sua modestia tecnica a dir poco imbarazzante, ma ancora di piu' quelle di Galliani in apertura della Domenica Sportiva dove ha sprezzantemente respinto ogni tentativo di discutere delle questioni arbitrali, proprio lui che, assieme al suo presidente ha strepitato ad inizio stagione contro Russo di Nola e che, tanti anni fa, rimedio' una figuraccia a livello mondiale ritirando il Milan per protesta nella famosa notte di Marsiglia.
Una faccia tosta da caporale degna di quel famoso film di Toto' gia' piu' volte citato e onorato in questo blog di fronte a comportamente di vergognosa arroganza del potente di turno.
Il vento nei confronti del Napoli e' cambiato nettamente la sera della vittoria all'Olimpico contro la Roma, approfittando dello sputo di quell'incosciente di Lavezzi!
Fino a quel momento (andatevi a rileggere per curiosita' le pagelle che ho dato di partita in partita in questo blog nel corso dell'anno) il Napoli non aveva subito particolari torti arbitrali, anzi, in qualche caso si era trovato anche con qualche favore (vedi gol-non-gol di Cavani a Firenze alla prima di campionato).
Una vittoria, quella di Roma, che ha spaventato Milan e Inter che, dopo un inizio di stagione difficile, assaporando i "cadaveri" di Roma, Juve e Fiorentina e pregustando uno scontro tra loro due, si sono ritrovati all'improvviso tra i piedi il Napoli e si sono spaventati.
L'occasione dello sputo e' stata un miracolo di tempismo per cominciare a "indebolire" l'imprevisto concorrente (con una palese e irrituale forzatura della prova TV) poi si e' mandato il sempre "affidabile" Rocchi (quello che gia' aveva fatto sfracelli sempre in un Milan Napoli di due anni prima) ad arbitrare Milan Napoli.
E dopo Milan Napoli? Ricordate le dichiarazioni congiunte di Galliani e Moratti sul Napoli ancora in corsa? Tutti hanno detto che si trattasse di un omaggio "pro-forma" al Napoli sconfitto malamente a San Siro, ma io ci ho letto un messaggio preciso a chi di dovere come a dire "Occhio che il Napoli e' ancora li', che puo' rientrare e ce lo dovete togliere dai piedi".
Ecco quindi un internazionale (Mazzoleni, per giunta proveniente dalla "nemica" Bergamo) per una partita che, in condizioni "normali", vedendo una "grande" contro una "piccola" sarebbe stata affidata ad un arbitro di seconda fascia o addirittura ad un esordiente.
Ma domenica serviva un arbitro che non si facesse condizionare dalle lamentele sia del Napoli che del Brescia e che apparisse come una totale "garanzia" a fronte delle proteste vibrate di Corioni della settimana prima e del rischio che il Napoli potesse riavvicinarsi alla vetta e insidiare il dominio Inter-Milan.
La verita' purtroppo, documentata anche da studi di osservatori esterni e neutrali, dice che, gia' alla fine del girone di andata, Milan e Inter avevano ricevuto innumerevoli favori arbitrali (a scapito di societa' come Napoli e Palermo che avrebbero potuto avere molti piu' punti alla fine del girone di andata) e questo trend e' diventato sfacciatamente evidente nel girone di ritorno.
E allora che fare? Molliamo tutto e andiamo a casa? No, signori miei! Perche' mollare? Il calcio e' come la vita, e' come la natura, e' come ogni altra espressone della societa' umana. Il punto e' che meno si parla di certe cose, peggio e'!
Il calcio vive di quella stessa omerta' che ha permesso alle varie mafie di mettere radici nella nostra terra e ormai in tutta Italia: lo scorso anno un noto funzionario statale insediato a Milano osava affermare che la mafia non esiste al Nord quando ormai innumerevoli indagini in corso documentavano con sempre maggiore evidenza i gangli di una corruzione diffusa e sempre piu' dilagante.
Se c'e' una speranza di un mondo (e di un calcio) pulito e' quello di denunciare le vergogne, far capire quei meccanismi che si vogliono tenere celati: il Napoli di Maradona dimostro' che si puo' vincere, anche contro i potenti capibranco che vogliono sbranare sempre i pezzi migliori della preda.
De Laurentiiis sta facendo un lavoro straordinario per portare il Napoli a combattere contro i potentissimi capibranco: la sta facendo suo piano tecnico, ma e' chiaro che per competere deve ridurre dei gap evidenti sul piano politico, economico e della comunicazione...e non so sinceramente a quanto serva agitare le braccia in tribuna all'espulsione (magari anche immeritata) di un troppo esagitato Mazzarri.
Ecco quindi che molto del mio tempo libero lo passo guardando documentari storici (su History Channel) e scientifici (su National Geographic Channel) e ripensando ai grandi documentari sul potere e sulla corruzione nell'antica Roma piuttosto che sulle gerarchie in base alle quali i predatori carnivori che cacciano in branco si nutrono delle loro prede, ho pensato improvvisamente al nostro campionato di serie A, ma non solo a quello attuale, ma alle decine e decine di campionati che ho seguito da quando ero bambino e (ancora) credevo alla Befana.
In particolare, se vi capita di osservare uno delle migliaia di documentari di cui il National Geographic e' straordinario e ineguagliabile artefice da decenni, uno di quei documentari che fanno vedere come i predatori carnivori che cacciano in branco si nutrono delle loro vittime, potrete capire molto di piu' dei meccanismi di spartizione del potere nell'ambito del campionato di calcio e quindi della conseguente sudditanza psicologica degli arbitri verso le grandi.
La caccia in branco prevede che una volta ottenuta la preda, esista un arigida gerarchia con cui la preda viene divorata: ai capibranco i pezzi migliori e piu' grandi, ai subalterni cio' che resta e guai a non rispettare le gerarchie! Si rischia di essere sbranati a propria volta dai propri simili!
Il campionato di calcio e' un po' come una succulenta preda e anche in questo caso esistono capibranco e subalterni.
Partiamo dal presupposto che l'essere umano, come e piu' di ogni altro essere vivente, e' guidato dall'ambizione, dal desiderio innato di migliorare la propria condizione eisstenziale e il proprio benessere, innanzitutto materiale e poi, magari, spirituale, di acquisire sempre piu' potere per fronteggiare al meglio possibile le difficolta' della vita.
Nel far questo entra necessariamente in competizione con i suoi simili e quindi le proprie azioni sono, non necessariamente in malafede, guidate da questa spinta che, apllicata nel mondo arbitrale, significa cercare di acquisire prestigio, arbitrare match importanti (quelli con le grandi del campionato), diventare internazionale e quindi, alla fine, poter guadagnare di piu' da questo lavoro con gettoni di presenza e magari (vedi il Collina di qualche anno fa) persino con prestigiosi e remunerativi contratti pubblicitari.
Per entrare in questo "circolo virtuoso" l'arbitro deve cercare di ingraziarsi i "capibranco" del sistema: il Milan di Berlusconi e Mediaset, l'Inter di Moratti e Telecom e, qualche anno fa, la Juve di Gianni Agnelli e della Fiat.
Pochi ci hanno riflettutto, perche' le parole di Moggi vengono considerate da tutti quelle di un "capomafia" inaffidabile, corrotto e mai credibile, ma se qualcuno avesse la pazienza di ascoltarle con attenzione e di sovrapporle alla realta' economico-politica degli ultimi 15 anni del nostro paese, comincerebbe a trovare interessanti connessioni.
Cos'e' successo negli ultimi 15 anni nell'economia del nostro paese ...e quindi di riflesso nel calcio? La famiglia Agnelli, in auge fino alla prima meta' degli anni '80 (periodo in cui non a caso la Juve vinceva vagonate di scudetti), ha risentito sempre piu' della crisi della Fiat e poi dell'editoria, due settori di fondamentale interesse in un mondo cosi' politicamente rilevante come quello del calcio, a cui si e' aggiunta la scomparsa fisica dei grandi fratelli che reggevano le sorti della grande Juventus che non a caso aveva dominato nel secondo dopoguerra.
L'economia italiana, dagli anni '80 in poi, si e' andata spostando dall'industria (Fiat) ai servizi (telecomunicazioni, Telecom e televisione, Mediaset) e quindi figure come Berlusconi e Moratti (quest'ultimo con interessi forti anche in un altro settore strategico come quello petrolifero) sono emerse prepotentemente nel corso degli anni '90 e all'inizio del 2000 si sono ormai stabilizzate come concorrenti sempre piu' forti rispetto allo storico ma decadente "capobranco" chiamato Juventus-Fiat-Agnelli.
La morte dell'Avvocato diventa uno spartiacque simbolico, un passaggio di consegne tra un vecchio equilibrio a tre (Juve-Inter-Milan) che ha caratterizzato il "secondo novecento industriale, politico e calcistico" a un nuovo equilibrio a due in cui Moggi cerca, col suo operato, di compensare ad un potere retrostante (quello della famiglia Agnelli) sempre piu' disorientato e debole rispetto alla forza sempre crescente di un Berlusconi ormai diventato Presidente del Consiglio e di un Moratti che ha consolidato la sua rete di conoscenze nel mondo del calcio.
Moggi quindi cerca di sgomitare, a beneficio della Juve, in uno spazio in cui appare sempre piu' stretto, sempre piu' stritolato dagli altri due capobranco che ormai ritengono di poter "fagocitare" il loro storico compagno di merende.
Ecco quindi Calciopoli, anno 2006, dove tutte le luci della corruzione sono puntate su Moggi, mentre l'operato dei dirigenti milanisti (Meani) e interisti passano quasi nell'ombra, quasi nel dimenticatoio, nonostante le famose intercettazioni coinvolgano anche loro nella "marmellata" dei rapporti "informali" tra societa' e mondo arbitrale.
Moggi dunque, non avendo una famiglia Agnelli degna degli anni ruggenti e di un potere ormai compromesso dai tempi nuovi, soccombe laddove i suoi omologhi degli altri "capobranco" possono mettere in campo tutto il loro potere economico, politico e mediatico per "salvare" l'immagine di Milan e Inter.
Ecco quindi il cambiamento storico che avviene nel corso degli ultimi 10 anni nel nostro campionato: storicamente i "capobranco" Inter, Milan e Juve si spartiscono, salvo rarissime eccezioni, i campionati in base alla potenza economica e tecnica che nel corso dei decenni sono in grado di esprimere e agli altri vanno le briciole.
Gli arbitri, per salvaguardare il proprio "istinto di conservazione", fiutano il vento e si allineano cercando di non compiere troppi sgarbi verso i potenti di turno per poter coltivare ambizioni e carriere personali.
Dunque la sudditanza e' davvero tale e non si puo' parlare di corruzione del tipo "soldi in cambio di..."
E' vero che gli arbitri non sono in malafede, ma in un certo senso sono condizionati dalla necessita' di fischiare in un certo modo se vogliono sperare di poter fischiare a livelli piu' alti e su palcoscenici nazionali e internazionali sempre piu' prestigiosi.
Si tratta di un'aspirazione non di oggi, ma di sempre: piu' volte in questi ultimi anni protagonisti diretti del mondo del calcio hanno ricordato un celebre arbitraggio di Gonella in un Inter Napoli degli anni '70 dove il Napoli, in vantaggio alla fine del primo tempo, si trovo' sconfitto con decisioni a dir poco "discutibili" del suddetto arbitro che, lo ricordo per i piu' smemorati e i piu' giovani, ebbe il prestigioso incarico di arbitrare neientemeno che la finale mondiale di Argentina 78 tra Argentina e Olanda, onore, per dire, mai toccato a quello che unanimemente viene considerato il miglior arbitro italiano di tutti i tempi, ossia Concetto Lo Bello.
Quello che i piu' attenti osservatori notano in certi arbitraggi di certe partite, a parte l'episodio clamoroso, e' anche una certa tendenza (ad eesempio lo faceva Rosetti in passato, oggi lo fa un Rocchi o un Rizzoli, ma anche altri) a "indirizzare" le partite (o fasi di partite) in una certa direzione, quando ce n'e' bisogno.
Ad esempio in Milan Napoli non mi ha colpito soltanto l'episodio del rigore di Aronica, ma soprattutto i tre fuorigioco inesistenti fischiati durante fasi cruciali della partita, in particolare:
- il primo fuorigioco, quello fischiato a Cavani, al 15' del primo tempo, sullo 0 a 0, in una fase di assoluto equilibrio in campo, che se fosse stato lasciato andare, avrebbe messo il Matador solo davanti ad Abbiati con grandi possibilita'di segnare
- il secondo fuorigioco, fischiato a Zuniga sullo 0 a 1, quando il Napoli stava impostando una reazione a fronte dello svantaggio
La Lazio ha fatto la stessa partita un mese prima degli azzurri, come gli azzurri non ha fatto un tiro in porta, ma alla fine, senza clamorosi interventi arbitrali, e' riuscita a portarsi a casa un immeritatissimo 0 a 0.
Torniamo alle "ambizioni arbitrali": Banti di Livorno aspira da tempo a diventare internazionale. Come non legare questo suo desiderio con la decisione guardacaso a favore del Milan prima dello scontro diretto col Napoli (che a Chievo aveva perso) e che ha spalancato le porte della vittoria a Chievo col famoso fallo di mano di Robinho e la famosa affermazione di Sorrentino (portiere del Chievo) sull'esistenza di due regolamenti, uno per le grandi e uno per le piccole?
Fanno specie le dichiarazioni di un Nicchi che gia' da arbitro si distingueva per la sua modestia tecnica a dir poco imbarazzante, ma ancora di piu' quelle di Galliani in apertura della Domenica Sportiva dove ha sprezzantemente respinto ogni tentativo di discutere delle questioni arbitrali, proprio lui che, assieme al suo presidente ha strepitato ad inizio stagione contro Russo di Nola e che, tanti anni fa, rimedio' una figuraccia a livello mondiale ritirando il Milan per protesta nella famosa notte di Marsiglia.
Una faccia tosta da caporale degna di quel famoso film di Toto' gia' piu' volte citato e onorato in questo blog di fronte a comportamente di vergognosa arroganza del potente di turno.
Il vento nei confronti del Napoli e' cambiato nettamente la sera della vittoria all'Olimpico contro la Roma, approfittando dello sputo di quell'incosciente di Lavezzi!
Fino a quel momento (andatevi a rileggere per curiosita' le pagelle che ho dato di partita in partita in questo blog nel corso dell'anno) il Napoli non aveva subito particolari torti arbitrali, anzi, in qualche caso si era trovato anche con qualche favore (vedi gol-non-gol di Cavani a Firenze alla prima di campionato).
Una vittoria, quella di Roma, che ha spaventato Milan e Inter che, dopo un inizio di stagione difficile, assaporando i "cadaveri" di Roma, Juve e Fiorentina e pregustando uno scontro tra loro due, si sono ritrovati all'improvviso tra i piedi il Napoli e si sono spaventati.
L'occasione dello sputo e' stata un miracolo di tempismo per cominciare a "indebolire" l'imprevisto concorrente (con una palese e irrituale forzatura della prova TV) poi si e' mandato il sempre "affidabile" Rocchi (quello che gia' aveva fatto sfracelli sempre in un Milan Napoli di due anni prima) ad arbitrare Milan Napoli.
E dopo Milan Napoli? Ricordate le dichiarazioni congiunte di Galliani e Moratti sul Napoli ancora in corsa? Tutti hanno detto che si trattasse di un omaggio "pro-forma" al Napoli sconfitto malamente a San Siro, ma io ci ho letto un messaggio preciso a chi di dovere come a dire "Occhio che il Napoli e' ancora li', che puo' rientrare e ce lo dovete togliere dai piedi".
Ecco quindi un internazionale (Mazzoleni, per giunta proveniente dalla "nemica" Bergamo) per una partita che, in condizioni "normali", vedendo una "grande" contro una "piccola" sarebbe stata affidata ad un arbitro di seconda fascia o addirittura ad un esordiente.
Ma domenica serviva un arbitro che non si facesse condizionare dalle lamentele sia del Napoli che del Brescia e che apparisse come una totale "garanzia" a fronte delle proteste vibrate di Corioni della settimana prima e del rischio che il Napoli potesse riavvicinarsi alla vetta e insidiare il dominio Inter-Milan.
La verita' purtroppo, documentata anche da studi di osservatori esterni e neutrali, dice che, gia' alla fine del girone di andata, Milan e Inter avevano ricevuto innumerevoli favori arbitrali (a scapito di societa' come Napoli e Palermo che avrebbero potuto avere molti piu' punti alla fine del girone di andata) e questo trend e' diventato sfacciatamente evidente nel girone di ritorno.
E allora che fare? Molliamo tutto e andiamo a casa? No, signori miei! Perche' mollare? Il calcio e' come la vita, e' come la natura, e' come ogni altra espressone della societa' umana. Il punto e' che meno si parla di certe cose, peggio e'!
Il calcio vive di quella stessa omerta' che ha permesso alle varie mafie di mettere radici nella nostra terra e ormai in tutta Italia: lo scorso anno un noto funzionario statale insediato a Milano osava affermare che la mafia non esiste al Nord quando ormai innumerevoli indagini in corso documentavano con sempre maggiore evidenza i gangli di una corruzione diffusa e sempre piu' dilagante.
Se c'e' una speranza di un mondo (e di un calcio) pulito e' quello di denunciare le vergogne, far capire quei meccanismi che si vogliono tenere celati: il Napoli di Maradona dimostro' che si puo' vincere, anche contro i potenti capibranco che vogliono sbranare sempre i pezzi migliori della preda.
De Laurentiiis sta facendo un lavoro straordinario per portare il Napoli a combattere contro i potentissimi capibranco: la sta facendo suo piano tecnico, ma e' chiaro che per competere deve ridurre dei gap evidenti sul piano politico, economico e della comunicazione...e non so sinceramente a quanto serva agitare le braccia in tribuna all'espulsione (magari anche immeritata) di un troppo esagitato Mazzarri.
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